mercoledì, ottobre 24, 2018
Valentina Corrado – Consigliere Regionale del Movimento 5 Stelle Lazio

Co.Re.Co.Co. – Relazione al Rendiconto 2014 della Regione Lazio

RELAZIONE DEL COMITATO REGIONALE DI CONTROLLO CONTABILE SUL RENDICONTO GENERALE DELLA REGIONE LAZIO E DEGLI ENTI DIPENDENTI PER L’ESERCIZIO FINANZIARIO 2014 – REDATTA AI SENSI DELL’ ART. 70, co 1 e ART. 55, co.8 DELLO STATUTO DELLA REGIONE LAZIO.

 

INTRODUZIONE DEL PRESIDENTE

Il Comitato Regionale di Controllo Contabile, ai sensi del combinato disposto degli articoli 55, co.8 e 70 dello Statuto della Regione Lazio, è chiamato a formulare pareri sui bilanci ed i rendiconti degli Enti pubblici dipendenti della Regione Lazio e sul rendiconto generale regionale. I pareri resi non vincolano il Consiglio Regionale nell’approvazione dei rendiconti, ma offrono all’Assemblea legislativa le chiavi di lettura degli stessi e le possibili vie di miglioramento nella programmazione annuale degli interventi.

 

Con la presente relazione si chiude oggi il ciclo annuale dei controlli demandati dallo Statuto e dalla legge regionale a quest’Organo di controllo, così da consentire al Consiglio regionale , al quale i Rendiconti verranno presentati come proposte di legge per la relativa approvazione, di adottare le proprie conseguenti determinazioni sulla base del massimo grado di trasparenza possibile. Non vi è dubbio che il tasso di democraticità di una Regione si misura anche in relazione al grado di trasparenza dei conti. Il Consiglio regionale, quale assemblea rappresentativa dei cittadini del Lazio e, quindi i cittadini, devono essere posti in grado di conoscere l’operato dell’esecutivo, la Giunta regionale, titolare della gestione delle risorse finanziarie, in modo da verificare la rispondenza delle azioni di governo agli obiettivi definiti nel programma elettorale.

In quest’ottica ho inteso presiedere i lavori del Comitato, ovvero dirigere il lavoro allo scopo preliminare di rendere immediatamente fruibile il dato contabile anche per i non addetti ai lavori, semplificando l’esposizione dello stesso con l’uso di tabelle, legende e grafici esplicativi dei fenomeni che via via si affrontano nella relazione.

Con questa metodologia ho iniziato una collaborazione con l’Assessorato alle Politiche al Bilancio per approfondire le tematiche di alcuni fenomeni complessi della gestione finanziaria, avvenuta nel corso dell’anno 2014 allo scopo di rendere le informazioni contabili immediatamente fruibili al legislatore regionale, ma ho anche dato sfogo alla funzione di controllo precipua del Comitato, ovvero quella di esaminare l’attività della Giunta per accertare la rispondenza dei dati presenti nel rendiconto generale a determinate norme o principi contabili da applicare, suggerendo eventuali modifiche da apportare,qualora necessarie.

Questa relazione annuale fornirà al Consiglio Regionale il parere sul grado di attendibilità e trasparenza dei dati rappresentati nel rendiconto generale della Giunta, del Consiglio e degli Enti dipendenti, così come richiesto dallo Statuto della Regione Lazio; è propedeutica all’approvazione del conto consuntivo e rafforza quel rapporto di ausilio che connota il ruolo del

Comitato rispetto all’Assemblea legislativa regionale, rappresentativa della sovranità popolare.

 

 

IL RENDICONTO GENERALE DELLA REGIONE LAZIO ESERCIZIO FINANZIARIO 2014

Il rendiconto generale della Regione Lazio è documento che rappresenta la dimostrazione dei risultati di gestione della regione al fine di rendere conto dell’attuazione dei programmi e dei progetti. E’ formato da un sistema di documenti in grado di mostrare i risultati dell’attività nei diversi aspetti caratterizzati dalla gestione finanziaria, economica e patrimoniale. Le informazioni che si ricavano dal rendiconto vanno ad alimentare un ampio sistema informativo destinato alla valutazione della maggiore o minore convenienza di certe scelte politiche e dei relativi programmi. Il rendiconto permette un confronto tra le previsioni iniziali di bilancio e l’utilizzo delle risorse in esso stanziate, evidenziando anche il grado di attendibilità alle previsioni iniziali.

Come strumento conoscitivo nei rapporti tra Consiglio, Giunta e Responsabili delle Direzioni, il rendiconto della gestione si caratterizza per la dimostrazione delle operazioni poste in essere durante la gestione e dei relativi risultati conseguiti in termini di equilibrio finanziario, economico e patrimoniale, partendo dalle risultanze contabili approvate con il bilancio di previsione del medesimo anno. Il rendiconto è, quindi, un documento informativo a valenza esterna, in quanto fornisce al lettore gli strumenti necessari per valutare la capacità della regione Lazio di erogare servizi in condizioni di economicità, efficienza ed efficacia ed evidenzia le risorse necessarie affinché l’amministrazione possa assolvere i propri compiti istituzionali.

Quale rilievo da premettere all’analisi del rendiconto generale della Regione Lazio, il Comitato evidenzia che lo stesso è stato approvato con la DGR n. 302 del 26 giugno 2015, come da prassi consolidata in ritardo rispetto alla data del 30 aprile, fissata dall’art.18 del D.lgs.118/2011. A seguito del giudizio di parifica della Corte dei Conti, che, come si dirà in seguito, ha apportato rettifiche ai dati del rendiconto, la Giunta ha poi deliberato le necessarie modifiche al rendiconto dell’e.f. 2014 con DGR 696 del 1/12/2015.

E’ consuetudine stabile, inoltre, che la Giunta invii a questo Comitato di Controllo Contabile la corposa mole di documenti riguardanti il rendiconto generale ben oltre il termine dei 10 giorni dall’approvazione dello stesso, come prevede l’art.49 della L.R.25/2001. Per l’e.f. 2014 ha proceduto alla trasmissione della documentazione solo in data 7 ottobre 2015 con nota prot.1257/SP, ovvero trascorsi ben quattro mesi dall’approvazione del documento da parte della Giunta, e a sei mesi dalla data limite fissata dal legislatore per l’approvazione, adducendo la giustificazione che il rendiconto si trova all’esame della Corte dei Conti per l’espressione del giudizio di parifica. Il Presidente del Comitato già in passato con nota del 24 luglio 2014 , prot.10081, inviata all’Assessore al Bilancio, nel rilevare il decorrere del termine per l’approvazione del rendiconto generale 2013, aveva invitato l’Assessorato a rispettare per il futuro le tempistiche di approvazione del rendiconto generale della Giunta e di trasmissione dello stesso al Comitato, ben consapevole che la delibera che approva il rendiconto generale della Regione Lazio è sottoposta a possibili rettifiche a seguito della parifica della Corte dei Conti. Il Comitato ribadisce un’osservazione già espressa nella relazione prodotta a valere sull’E.F. 2013, ovvero che non c’è né sovrapposizione, né discrepanza, né contraddizione tra la L.r. 25/2001 e la L.213 del 2012 che ha introdotto il giudizio di parifica della Corte dei Conti.

La Regione Lazio, insieme alla Basilicata, alla Campania, alla Lombardia ed alla Sicilia, partecipa dal 2012 alla sperimentazione della disciplina concernente i sistemi contabili e gli schemi di bilancio di cui all’art. 36 del D.Lgs. 23 giugno 2011 n.118 (D.P.C.M. 25 maggio 2012). Per tale motivo dal 2012 i principi del D.Lgs. 118/2011 si applicano alla contabilità regionale (quindi anche al bilancio consuntivo 2014), in quanto espressamente richiamati dell’articolo 9 L.R. 23 dicembre 2011 n. 20 (Bilancio di previsione 2012), e dell’articolo 7 della L.R. 18 luglio 2012 n.11 (legge di assestamento 2012), prevedendo tuttaviache “…le disposizioni di cui alla L.R. 25/2001 restano in vigore per quanto compatibili con quelle di cui al D.P.C.M. sulla sperimentazione …”.

Il decreto legislativo 10 agosto 2014, n. 126, integrando il citato decreto legislativo n. 118 del 2011, ha riordinato l’intera materia dell’armonizzazione e ne ha disciplinato la decorrenza a regime, per tutti gli enti coinvolti, a decorrere dal 1° gennaio 2015, scaglionando l’attuazione dei principi contabili secondo l’ordine che era già stato seguito in fase di sperimentazione.

Con tale sperimentazione si stabilisce che gli enti partecipanti devono adeguare i loro sistemi contabili a quanto stabilito dal Decreto Legislativo e gli enti che adottano la contabilità finanziaria, devono affiancare alla stessa, ai soli fini conoscitivi, un sistema di contabilità economico – patrimoniale “garantendo la rilevazione unitaria dei fatti gestionali sia sotto il profilo finanziario, che sotto il profilo economico patrimoniale”. Dunque per il periodo della sperimentazione, che è stata prolungata dal Decreto legge 102/2013 a tutto l’esercizio finanziario 2014, il sistema contabile economico – patrimoniale affianca, ai soli fini conoscitivi, quello finanziario che conserva valore a tutti gli effetti giuridici e che costituisce il sistema contabile principale e fondamentale ai fini autorizzatori, costituendo limite agli impegni di spesa, e di rendicontazione dei risultati della gestione finanziaria. Da ciò discende che la legge di contabilità della Regione Lazio (L.R. n. 25 del 2001 e ss.mm. e ii.) deve ritenersi abrogata nella parte già normata dalla legge statale (Titolo III del D.Lgs. 118/2011, titolato “Ordinamento finanziario e contabile delle Regioni”), mentre resta in vigore solo per le ipotesi non disciplinate dal D.Lgs.118/2011. Con la modifica introdotta dalla legge costituzionale n. 1 del 2012, solo dall’esercizio finanziario 2014 “l’armonizzazione dei bilanci pubblici” entra nella competenza esclusiva dello Stato, così venendo a cessare sulla materia la previgente competenza normativa di rango primario per le Regioni, in capo alle quali dal 2014 residua solo una competenza normativa regolamentare, che deve conformarsi “ai principi contabili generali ed ai principi contabili applicati di cui agli allegati 1 e 4 al decreto”(art. 36, comma 4, D.Lgs. 118/2011 come modificato dal D.Lgs. 126 del 2014).

La modifica apportata all’art. 117 della Costituzione dalla Legge 1/2012 comporta che a partire dall’esercizio finanziario 2014, residuerà in capo alle Regioni esclusivamente una competenza regolamentare e non più normativa in materia contabile; ciò implica per l’Amministrazione il rischio concreto di trovarsi ad applicare regole normate nella legge regionale aventi operatività contabile contraria a quelle dell’armonizzazione. Per evitare possibili contraddizioni, il Co.re.co.co., come rilevato nella relazione al rendiconto 2013, auspica la redazione del necessario regolamento regionale di contabilità e di essere parte attiva nella redazione dello stesso che dovrà conformarsi “ai principi contabili generali ed ai principi contabili applicati di cui agli allegati 1 e 4” al D. Lgs. 118 del 2011.

 

 

 

 

 

L’ATTIVAZIONE DEL COLLEGIO DEI REVISORI DEI CONTI DELLA REGIONE LAZIO

Da quest’anno, si rileva che è operativo il Collegio dei Revisori dei Conti della Regione Lazio, introdotto con la Legge regionale 28 giugno 2013, n. 4 (recante “Disposizioni urgenti di adeguamento all’articolo 2 del decreto legge 10 ottobre 2012, n. 174, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 dicembre 2012, n. 213, relativo alla riduzione dei costi della politica, nonché misure in materia di razionalizzazione, controlli e trasparenza dell’organizzazione degli uffici e dei servizi della Regione”) nominato con Decreto del Presidenziale n. T00052 del 27/03/2015 a seguito di estrazione a sorte nel corso della seduta consiliare n. 39 del 14.1.2015. Negli esercizi 2013 e 2014 il Collegio dei revisori della Regione Lazio non è stato operativo a causa di un contenzioso giudiziario che aveva determinato la sospensione della delibera consiliare n. 1 del 26 febbraio 2014 di costituzione del Collegio.

Ai sensi dell’art. 27 della L.r. n.4 del 2013, tra i compiti del Collegio si annovera quello di redigere la relazione sul rendiconto generale della regione Lazio e di esprimere su di esso un parere che verrà allegato alla relativa proposta di legge regionale. Il parere del Collegio dei Revisori sulla proposta di legge di rendiconto, secondo la legge regionale, “attesta la corrispondenza del rendiconto alle risultanze della gestione e formula rilievi, considerazioni e proposte tendenti a conseguire efficienza, efficacia ed economicità della gestione”.

I pareri del Collegio dei Revisori sono resi entro venti giorni dal ricevimento dell’atto. Decorso il termine, la Giunta regionale procede ugualmente all’adozione della proposta di legge.

Il Collegio dei Revisori dei Conti ha rilasciato il 1 ottobre 2015, il parere favorevole all’approvazione del rendiconto generale della Regione Lazio, evidenziando importanti osservazioni che renderebbero necessario un adeguamento del risultato di amministrazione nel rendiconto generale, alla luce della Sentenza della Corte Costituzionale n.181 del 2015 in merito alla contabilizzazione delle anticipazioni ottenute dal MEF, ex D.L. 35 del 2013. I rilievi osservati dal Collegio dei revisori della Regione Lazio sono approfonditi nel capitolo dedicato all’indebitamento, nel quale è stata esaminata la contabilizzazione delle anticipazioni di liquidità, ex DL. 35 del 2013.

 

Con il giudizio di parifica sul rendiconto generale, la Corte dei Conti effettua operazioni di controllo che consistono in riscontri, verificazioni, valutazioni sulla regolarità e verifiche di concordanza, senza ovviamente emettere alcuna pronuncia sulla regolarità, né sulla legittimità delle entrate e delle spese. Alla decisione di parifica è allegata una relazione nella quale la Corte dei conti formula le sue osservazioni in merito alla legittimità ed alla regolarità della gestione e propone le misure di correzione e gli interventi di riforma che ritiene necessari al fine, in particolare, di assicurare l’equilibrio del bilancio e di migliorare l’efficacia e l’efficienza della spesa. La decisione di parifica e la relazione sono trasmesse al presidente della giunta regionale e al consiglio regionale.” Nel sistema dei controlli sulle Regioni, delineato dall’art. 1 del richiamato provvedimento legislativo, l’introduzione anche per le Regioni a statuto ordinario della parificazione del rendiconto generale si inserisce nel quadro di un generale rafforzamento della partecipazione della Corte dei conti al controllo sulla gestione finanziaria delle Regioni, ai fini del coordinamento della finanza pubblica e della garanzia del rispetto dei vincoli finanziari derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea.

 

IL GIUDIZIO DI PARIFICAZIONE DELLA CORTE DEI CONTI

La pronuncia di parificazione interviene nel periodo intercorrente tra la proposta del rendiconto regionale predisposta dalla Giunta regionale e la legge di approvazione del rendiconto (artt. 38 e 43 R.D. n. 1214/1934, art. 38, L. n. 196/2009 e art. 149, R.D. n. 827/ 1924) e trova la sua conclusione in un giudizio finale, che è la risultante di due attività tra loro interconnesse: la decisione di parifica vera e propria, che contiene la verifica della rispondenza dei dati esposti nel rendiconto con i limiti posti nel documento di previsione del bilancio, attraverso il confronto tra i dati stessi e le scritture tenute o nella disponibilità della Corte (art. 39 T.U.), e la relazione unita alla decisione, in cui la Corte esprime le proprie valutazioni sulle dinamiche delle finanze pubbliche e sui loro riflessi sul bilancio, ponendo sotto osservazione fenomeni gestori (art. 41 T.U.) che presentano una certa quale rilevanza. La pronuncia della Corte, che si interpone tra l’attività di rendicontazione e la legge regionale che approverà il conto, ha la funzione primaria di agevolare il Consiglio regionale nel verificare che l’attività dell’organo esecutivo sia svolta nel rispetto dei vincoli e delle autorizzazioni di spesa.

La Corte ha emesso il giudizio di parifica al rendiconto generale della Regione Lazio per l’esercizio finanziario 2014, con la deliberazione n. 180 del 27/11/2015 che potete trovare pubblicata sul sito della corte dei conti sezione di controllo del Lazio. Dal giudizio di parifica è emerso che la Corte dei conti ha parificato le risultanze del rendiconto finanziario, con l’eccezione del quadro riassuntivo risultante dal prospetto dell’art.12 della proposta di legge di approvazione dello stesso che accerta un disavanzo finanziario, al lordo delle quote vincolate ed accantonate, di —€ 3.882.005.408,73, anziché pari ad —€ 10.930.089.306,55, per effetto delle anticipazioni di liquidità concesse dal Mef alla regione Lazio ex D.L. n.35 del 2013 . La Corte, nella relazione di accompagnamento alla decisione di parifica ha, inoltre, evidenziato una serie di inefficienze gestionali che sono riassunte nei diversi capitoli che seguono.

 

Un risalto particolare merita il commento enunciato dalla Corte dei Conti nella relazione di accompagnamento al giudizio di parifica al rendiconto ef.2014 sulla mancata adozione da parte della regione Lazio della Legge di assestamento del bilancio preventivo 2014, come più volte rilevato anche dallo stesso Comitato per gli esercizi finanziari precedenti.

La legge di assestamento rappresenta lo strumento giuridico-contabile destinato ad aggiornare il bilancio di previsione annuale alle vicende economiche e finanziarie sopravvenute ed alle nuove situazioni verificatesi dopo la sua approvazione, siano esse correzioni di errori di previsione, adeguamenti degli stanziamenti di bilancio ai residui accertati, o eventuali nuove esigenze di spesa, rimandando ai “collegati” la possibilità di disciplinare aspetti a carattere ordinamentale o organizzatorio (cnf art. 12, comma 1 bis, L.R. 25/2001).

La legge di assestamento delle previsioni di bilancio, come la stessa denominazione esprime, esplica nel corso della gestione la sua principale funzione di aggiustamento delle previsioni formulate con legge.

Come già si rilevò dal Comitato nella seduta del 29 luglio 2014 e nella successiva relazione per e.f. 2013, la variazione che ha autorizzato un aumento del ricorso al mercato finanziario (da 6.610.583 migliaia di euro a 7.027.722 migliaia di euro) è stato effettuata non con legge , ma con determinazione del Segretario Generale n. E00027 del 18/08/2013.

Nel 2014 la stessa operazione è stata effettuata con decreti del Presidente della Regione n. T00146/2014 e T00305/2014 (con i quali è stato autorizzato l’ aumento del ricorso al mercato finanziario da 2.259.952 migliaia di euro a 3.243.694 migliaia di euro).

Pertanto sia nell’esercizio 2013 che nell’esercizio 2014 la Regione Lazio ha proceduto ad assestamento di bilancio mediante atto amministrativo, mentre il livello massimo del ricorso al mercato finanziario era fissato con legge (cnf art. 1 legge di stabilità 2014)

Azione che è in contrasto con quanto prevede la normativa regionale agli artt. 45 e 26 della L.R.

25/2001, che prevedevano l’uso dello strumento legislativo per la modifica dell’autorizzazione a coprire il disavanzo (di parte capitale) con indebitamento.

Rilievo questo dello strumento legislativo che è confermato anche dall’’art. 50 del D.Lgs. 118/2011, che è entrato in vigore a partire dal 2015 il quale dispone che “entro il 31 luglio la Regione approva con legge l’assestamento delle previsioni di bilancio, anche sulla scorta della consistenza dei residui attivi e passivi, del fondo pluriennale vincolato e del fondo crediti di dubbia esigibilità, accertati in sede di rendiconto dall’esercizio scaduto il 31 dicembre precedente, fermi restando i vincoli di cui all’articolo 40. La legge di assestamento del bilancio dà atto del permanere degli equilibri generali di bilancio e, in caso di accertamento negativo, assume i necessari provvedimenti di riequilibrio”.

Da quanto su esposto emerge che aumentare il ricorso al mercato finanziario con atti amministrativi significa evitare di responsabilizzare il massimo Organo politico deliberante che è il Consiglio regionale, autorizzando gli uffici regionali a spendere in disavanzo cioè senza entrate di competenza fino all’accensione del mutuo, con rilevanti ricadute finanziarie sugli equilibri di bilancio soprattutto in una regione, come il Lazio, in costante deficit di cassa.

Nei successivi paragrafi sono riportati i diversi rilievi ed osservazioni ai rendiconti elaborati dalla Corte dei Conti nella relazione di parifica 2014.

 

ANALISI DEL CONTO FINANZIARIO DELLA GIUNTA

La mutata compagine legislativa in tema di armonizzazione dei sistemi contabili, introdotta dal D.Lgs. 118 del 2011, ha introdotto per gli Enti locali e le Regioni l’obbligo di adottare regole contabili uniformi ed un comune piano dei con ti integrato, al fine di consentire il consolidamento ed il monitoraggio e la comparabilità dei conti pubblici.

Il citato decreto pone particolare attenzione al principio della competenza finanziaria potenziata, secondo il quale le obbligazioni attive e passive giuridicamente perfezionate che danno luogo ad entrate e spese per l’ente, devono essere registrate nelle scritture contabili nel momento in cui l’obbligazione è perfezionata e con l’imputazione all’esercizio nel quale esse vengono a maturare finanziariamente, ovvero quando l’obbligazione viene a scadenza.

Ciò impedisce l’accertamento di entrate future ed evita l’impegno di obbligazioni inesistenti , rendendo così possibile conoscere attraverso i bilanci i crediti ed i debiti effettivi degli enti, rafforzare la funzione programmatoria del bilanci, favorire la modulazione dei debiti finanziari secondo gli effettivi bisogni degli enti, avvicinando la competenza finanziaria a quella economica.

L’applicazione del citato principio ha influenzato le consuete operazioni di riaccertamento dei residui attivi e passivi , necessarie all’elaborazione del rendiconto: è necessario infatti garantire la copertura finanziaria delle spese fin dal momento in cui sorgono le relative obbligazioni, indipendentemente dall’esercizio in cui saranno imputate. Di qui l’esigenza di costituire il fondo pluriennale vincolato a garanzia di tale copertura (cnf. Art.3,co.4,d.lgs 118/2011 e successive modificazioni) che è stato istituito per rappresentare contabilmente la copertura finanziaria di spese impegnate nel corso dell’esercizio e imputate agli esercizi successivi, costituita da entrate accertate e imputate nel corso del medesimo esercizio in cui è registrato l’impegno. Tale fondo, inoltre, mette in evidenzia la distanza temporale intercorrente tra l’acquisizione delle risorse e il loro effettivo impiego

Il riaccertamento dei residui è l’attività diretta ad adeguare lo stock dei residui attivi e passivi al 31 dicembre 2014 alla nuova configurazione del principio contabile generale della competenza finanziaria, la cd. competenza finanziaria potenziata ed è un’operazione molto importante per la determinazione del risultato di amministrazione; con essa si effettua una verifica finalizzata a riscontrare la sussistenza dei requisiti di conservazione dei residui, sia passivi che attivi e quindi si definiscono anche le reali risorse su cui l’Ente può fare affidamento, in quanto corrispondenti alle effettive posizioni creditorie e debitorie dell’Ente.

La Giunta con la deliberazione n. 236 del 19 maggio 2015, ha riaccertato i residui attivi, per un importo complessivo pari ad € 971.918.349,03 e i residui passivi per complessivi € 491.569.188,67.

Effettuate le operazioni di riaccertamento, si è individuato lo stock totale dei residui attivi e passivi al 31/12/2014. Lo stock totale dei residui attivi al 31/12/2014 , come riportato all’art. 9 della proposta di legge regionale n. 302 concernente il Rendiconto Generale della Regione Lazio, ammonta ad € 3.694.480.181,83, al netto delle operazioni di riaccertamento; mentre lo stock totale dei residui passivi al 31/12/2014, come riportato all’art. 10 della stessa proposta di legge ammonta ad € 6.576.257.240,62, al netto delle operazioni di riaccertamento.

Per la composizione degli stessi si rinvia a pag. 16 e 17 della seguente Relazione.

La tabella a pagina 18 ed il grafico a pagina 19 mostrano il risultato di amministrazione dal 2003 al 2014, anno in cui il risultato di amministrazione è di – 2.969 milioni di euro, al lordo del fondo pluriennale vincolato con un miglioramento percentuale di oltre il 40%, rispetto ai – 4.971 milioni di euro del 2013. A pagina 20 trovate l’evidenza della determinazione del risultato di amministrazione 2014 messo a confronto con quello del 2013 e le relative variazioni in percentuale.

Il risultato consolidato di amministrazione (detto anche disavanzo sostanziale o effettivo) , calcolato secondo il metodo della Corte dei Conti, è ottenuto dalla somma algebrica:

– del risultato di amministrazione, come sopra determinato;

– delle indisponibilità finanziarie costituite dalle economie vincolate, dal fondo crediti di dubbia esigibilità e dello stock di perenzione.

A Pag. 26 è individuato il metodo di calcolo del disavanzo effettivo stabilito dalla Corte dei Conti e a seguire la dimostrazione analitica delle singole voci.

Il risultato effettivo di amministrazione 2014, al lordo delle quote vincolate ed accantonate, è negativo e pari a – 3.882 milioni di euro, mentre il disavanzo effettivo si mostra pari a – € 6.210 milioni di euro, anche secondo quanto indicato nella relazione di accompagnamento della Corte dei Conti alla decisione di parifica del rendiconto generale della Regione Lazio (pag. 83 vol. I), prima della rideterminazione del disavanzo, avvenuta con la decisione di parificazione della Corte dei Conti n.180/2015.

Nella Deliberazione della Giunta regionale n. 302 del 2015 di approvazione del rendiconto 2014 e nella successiva approvato dopo il giudizio di parificazione della Corte (n. 696 del 2015), il disavanzo effettivo è di -5.959 milioni di euro in quanto la Giunta attesta che l’ammontare dei   fondi di riserva per la reiscrizione della perenzione vincolata di 250 milioni di euro, stanziati in bilancio per la copertura dello stock di perenzione vincolata al 31/12/2014, vanno detratti in quanto già compresi nell’Avanzo di amministrazione vincolato, quindi per non detrarre due volte la stessa posta contabile vanno eliminati dal disavanzo effettivo.

 

C’è da rilevare che i dati esposti nella D.G.R. 302 del 2015 di approvazione del rendiconto per l’E.F.2014 non tengono conto dei rilievi del Collegio dei Revisori della regione Lazio e delle eccezioni alla parifica del rendiconto decise dalla Corte dei Conti, sezione regionale di controllo del Lazio, emanati nella deliberazione n.180 del 27/11/2015.

Tali rilievi hanno comportato che il disavanzo della regione Lazio, al lordo delle quote vincolate ed accantonate, per l’esercizio finanziario 2014 sia da ridefinire, anziché in -€ 3.882.005.408,73 in – € 10.930.089.407,26 per effetto della irregolare contabilizzazione dell’anticipazione di liquidità ex D.L.n.35/2013, pari ad € 7.048.083.998,53.

La Giunta regionale ha definito con le D.G.R. n. 423/2013 e n. 799/2014 l’utilizzo delle due tranche di anticipazioni di liquidità ex D.L. 35/2013 rispettivamente per l’anno 2013 ( 3.785.494 migliaia di euro) e per l’anno 2014 (4.916.750 migliaia di euro), secondo lo schema che trovate a pagina 27 e 28 della Relazione

In merito alla contabilizzazione delle anticipazioni di liquidità il Collegio dei Revisori legali della regione Lazio nella relazione al rendiconto generale della regione Lazio, nel ribadire i concetti enucleati dalla Corte Costituzionale nella Sentenza 181/2015, riguardo alle modalità di utilizzo delle risorse dell’anticipazione che devono essere gestite in bilancio in modo da essere “neutralizzate” ai fini della competenza, non potendo aumentare la capacità di spesa delle P.A. beneficiarie, ha verificato se le somme di anticipazione ricevute dalla regione Lazio hanno “fornito solo cassa per pagare debiti pregressi già contabilizzati in bilancio, oppure hanno contribuito, in modo non costituzionalmente corretto, a fornire copertura a disavanzi di amministrazione o a nuove spese di competenza”. Il Collegio dei revisori ha eccepito che, nonostante la Corte dei Conti nel giudizio di parifica al rendiconto 2013 non abbia chiesto modifiche al metodo di contabilizzazione delle anticipazioni effettuato nel 2013 dalla regione Lazio perché secondo la Corte non avevano provocato ampliamento della capacità di spesa, nell’anno 2014 tali utilizzi dell’anticipazione di liquidità non sono “conformi ai principi espressi dalla Corte Costituzionale”. Il Collegio ha poi eccepito che “nelle more della presentazione e successiva approvazione del provvedimento di legge, il Collegio ritiene di dover osservare che nel rendiconto 2014 occorra intervenire per correggere l’effetto della contabilizzazione delle somme utilizzate per la copertura ed il pagamento di debiti fuori bilancio per un importo complessivo pari a 949.687 migliaia di euro e per sterilizzare gli effetti della contabilizzazione delle somme utilizzate per la copertura di ammortamenti non sterilizzati pari ad 396.265 migliaia di euro. Resta inteso che qualora intervenga l’approvazione del citato provvedimento normativo prima dell’effettuazione delle rettifiche richieste dal Collegio da parte della Giunta regionale, la sterilizzazione degli effetti contabili dovrà essere effettuata nell’annualità 2015”.

L’impatto della Sentenza della Corte Costituzionale n.181 è stato talmente rilevante sui bilanci delle Regioni che in sede di Conferenza Stato –Regioni e Province autonome (seduta del 24/09/2015) è emersa la necessità che il Governo intervenga sulla questione della contabilizzazione delle anticipazioni di liquidità con un Decreto Legge, valido per tutte le Regioni, allo scopo di rendere omogeneo il metodo di contabilizzazione delle stesse e con la finalità di dettare le modalità di rideterminazione dei risultati di amministrazione 2014.

Il Governo con il D.L. n. 179 del 13 novembre 2015 ha definito una uniforme modalità di contabilizzazione per le Regioni dell’anticipazione di liquidità di cui al D.L. 35 del 2013. Riassumendo il D.L. prevede che le Regioni possano registrare le anticipazioni di liquidità incassate, riducendo gli stanziamenti in entrata riguardanti il finanziamento del disavanzo di amministrazione derivante dal debito autorizzato e non contratto per finanziare spesa di investimento di importo pari a quello dell’anticipazione di liquidità, e qualora, non abbiano proceduto a contabilizzare le anticipazioni di liquidità con tale metodo (debito autorizzato e non contratto per spese di investimento), dovranno contabilizzare l’incasso delle anticipazioni istituendo in contabilità un Fondo Anticipazioni di liquidità diretto ad evitare il finanziamento di nuove e maggiori spese ed accantonarlo al risultato di amministrazione per un importo pari alle anticipazioni incassate nel 2013 e nel 2014 al netto delle quota rimborsate.

La Corte dei Conti nel giudizio di parifica al rendiconto 2014, ha pertanto verificato l’applicazione nel bilancio delle disposizioni contenute nel D.L.179 del 2015 giungendo alla conclusione che il Fondo Anticipazioni di liquidità debba essere composto oltre che da 949.687 migliaia di euro per i debiti pregressi comunque denominati, e da 396.265 migliaia di euro per ammortamenti non sterilizzati del settore sanitario, come aveva rilevato il Collegio dei Revisori della Regione Lazio, anche dai residui passivi perenti, pari a 801.454 migliaia di euro e dall’importo posto a riduzione del disavanzo di amministrazione derivante dal debito autorizzato e non contratto per finanziare la spesa di investimento, per 6.554.838 migliaia di euro e della quota capitale rimborsata pari ad 35.607 migliaia di euro fino a definire un risultato di amministrazione 2014 complessivo di -10.930.089 migliaia di euro, ed un disavanzo effettivo 2014 rideterminato in parifica pari a -13.257.720 migliaia di euro, del quale 7.048.084 migliaia di euro relativo al Fondo anticipazione di liquidità anni 2013 e 2014.

A pagina 30 trovate la rideterminazione del disavanzo effettivo dell’esercizio finanziario 2014, calcolato con il metodo della Corte dei Conti, con le rettifiche deliberate con il giudizio di parifica dalla Corte dei Conti (cnf anche pag. 93 Relazione di accompagnamento alla decisione di parifica per l’e.f.2014.) e l’importo nettizzato   di 250 milioni di euro,in quanto la Giunta attesta che l’ammontare dei fondi di riserva per la reiscrizione della perenzione vincolata di 250 milioni di euro, stanziati in bilancio per la copertura dello stock di perenzione vincolata   al 31/12/2014, compresi nell’Avanzo di amministrazione vincolato (economie vincolate), vanno detratti dal disavanzo effettivo per non sottrarre due volte la stessa posta contabile.

L’andamento del disavanzo effettivo negli anni 2003-2014 è mostrato nella tabella e grafico di pagina 31.

 

LA GESTIONE DI COMPETENZA

Il Co.re.co.co. rileva che, in questo esercizio finanziario, come già avvenuto nel 2013 la Regione Lazio ha rispettato l’equilibrio nella gestione di competenza, ovvero ha impegnato meno somme di quanto siano gli accertamenti definitivi 2014, producendo a fine esercizio 2014 un risultato positivo di 2.264.547 migliaia di euro.

i dati della gestione di competenza a rendiconto nel triennio 2012- 2014 sono evidenziati nella tabella a pagina 32.

IL SALDO DI PARTE CORRENTE

Il saldo di parte corrente è il risultato della tabella che trovate a pag. 34 ed evidenzia un risultato negativo di – 1.906.641 migliaia di euro per l’anno 2014 al netto del rimborso per anticipazioni.

Come mostra la tabella il dato negativo è costante nei tre anni in esame con un peggioramento nell’esercizio finanziario 2014 di circa il 55% rispetto al 2013 ciò indica che la Regione non ha ancora superato la difficoltà di copertura degli impegni assunti a carico delle spese correnti (Titolo I) e delle quote di capitale per il rimborso prestiti (Titolo IV) da restituire nell’esercizio.

 

IL SALDO DI PARTE CAPITALE

La gestione di parte capitale è il risultato della tabella che trovate a pag. 35 e mostra un apparente avanzo di   4.171.188 migliaia di euro. Le entrate a copertura degli investimenti derivano dal ricorso all’anticipazione di liquidità, ex artt. 2 e 3 del D.L. 35/2013 e del D.L. 102/2013 , per un totale di 4.916.750 migliaia di euro, di cui 2.560.669 migliaia di euro riferiti all’art. 2 del suddetto decreto, per debiti diversi da quelli sanitari, e 2.356.081 migliaia di euro riferiti all’art. 3 D.L. 35/2013, relativi ai debiti del settore sanitario . Quindi il saldo positivo di parte capitale deriva in gran parte dal valore accertato in bilancio all’odierno Titolo VI “Accensione di prestiti e altri finanziamenti a medio e lungo termine”.

 

LA GESTIONE DI CASSA

L’art. 11 della proposta di legge regionale 302/2015 mostra l’avanzo di cassa alla chiusura dell’esercizio finanziario 2014 di € 53.928.645,59, in base alle risultanze evidenziate nella tabella che trovate a pagina 36. Nella stessa pagina potete visualizzare Il trend negli anni 2007-2014.

Tale importo corrisponde al fondo cassa al 31/12/2014 del rendiconto del tesoriere della Giunta regionale, Unicredit S.p.A.

Il grafico a pagina mostra come le riscossioni derivanti da entrate di natura tributaria, contributiva e perequativa siano la maggior parte, ovvero il 58%, delle fonti di finanziamento della Regione, ma c’è da rilevare, purtroppo, che il 35% (composte da accensione di prestiti al 19% e da anticipazioni da istituto tesoriere 16%) è composto da riscossioni derivanti da indebitamento. Il perdurare della crisi di liquidità della Regione comporta ancora la necessità di reperire risorse liquide tramite l’indebitamento la cui composizione è analizzata nel dettaglio al paragrafo 3.6 di pag. 66 della presente Relazione.

Dall’analisi dei dati relativi ai pagamenti totali, al netto delle contabilità speciali, come mostrato nella tabella a pag. 41, si rileva una crisi di liquidità che si manifesta nella divergenza che c’è tra gli stanziamenti finali di cassa (le previsioni definitive dei pagamenti) ed i pagamenti totali in ciascun anno dal 2012 al 2014. Tale divario, segno evidente che la Regione Lazio ha potuto pagare meno spese di quanto fosse stato stimato definitivamente, si riduce nell’anno 2013 e in quello 2014: passa dal 42% dell’anno 2012 al 28% dell’anno 2013, e migliora ancora nell’anno 2014 al 27%.

 

ANALISI DELLE ENTRATE CON INDICATORI FINANZIARI

Dall’analisi della tabella a pagina 44 che mostra l’andamento delle entrate accertate dal 2012 al 2014, si rileva che le entrate accertate dell’esercizio finanziario 2014 derivanti da trasferimenti correnti del Titolo I (ENTRATE CORRENTI DI NATURA TRIBUTARIA, CONTRIBUTIVA E PEREQUATIVA) mostrano un decremento del – 5,92%, rispetto all’anno 2013, mentre quelle del Titolo II (DERIVANTI DA TRASFERIMENTI CORRENTI) e quelle del Titolo III (ENTRATE EXTRATRIBUTARIE) un incremento, rispetto all’anno 2013, rispettivamente del 15,08% e del 13.53%.

Le anticipazioni di tesoreria sono iscritte nel rendiconto della Giunta 2014 al titolo VII dell’entrata ed al titolo III della spesa per l’importo complessivo di 4.317.905 migliaia di euro ed hanno prodotto interessi passivi a carico dell’esercizio finanziario 2014 per 14.998 migliaia di euro, pagati in competenza per 12.579 migliaia di euro. L’anticipazione funziona come uno scoperto di conto corrente che viene ridotto di volta in volta che la regione riscuote le entrate.

Dall’analisi del capitolo di entrata (521801) e di spesa (T19544) relativo all’anticipazione di cassa concessa dal Tesoriere, si è verificato per il capitolo 521801, come mostra la tabella di pagina 45, che l’utilizzo di tale strumento per immettere liquidità nelle casse della regione Lazio sia un fenomeno strutturale e connaturato alla gestione finanziaria della regione Lazio, anziché, come richiesto dalla legge, temporaneo, provvisorio ed inconsueto per fronteggiare temporanee deficienze di cassa. Si rileva che nel metodo di contabilizzazione dell’anticipazione è stato rispettato il principio contabile n. 3 dell’universalità del sistema di bilancio: infatti è stata regolarizzata con reversale l’incasso del finanziamento ed è stato registrato con un mandato la corrispondente restituzione al Tesoriere.

Nella tabella di pagina 46 è rappresentato il confronto tra previsioni di entrata e accertamenti per l’e.f. 2014 con riferimento ad ognuno dei Titoli e nel Totale.

Nel grafico di pagina 48 si evidenzia l’andamento delle entrate tra previsioni iniziali, definitive di competenza, accertamenti e riscossioni in conto competenza al netto delle contabilità speciali nel corso del 2014. Si registra una sottostima del 10% delle previsioni iniziali di competenza, al netto delle contabilità speciali, rispetto alle definitive.

Nella tabella a pagina 49 si mostrano le riscossioni complessive nel triennio 2012-2014. I dati esposti mostrano un peggioramento complessivo del 14% delle riscossioni rispetto all’anno 2013, solo una variazione significativamente positiva rispetto all’anno 2013 assumono le riscossioni totali delle Entrate del Titolo II derivanti da trasferimenti correnti dell’ E.F. 2014 per oltre il 133%.

Da pagina 51 a pagina 57 sono evidenziati gli indicatori finanziari di entrata.

Si evidenzia che l’indicatore concernente il grado di realizzazione dell’entrata del Titolo I nel 2014, pari al 92,11%, è in flessione rispetto all’indice relativo all’anno 2013 di 97,48%. Ciò indica un peggioramento nella capacità di programmazione delle entrate di natura tributaria, contributiva e perequativa attraverso gli stanziamenti rispetto agli accertamenti definitivi. Identica situazione si registra con riferimento alle entrate del Titolo III extratributarie il cui indice di realizzazione dell’entrata è molto basso nel 2014 (22,61%) ed in peggioramento rispetto all’anno 2013.

Si registra che il grado di realizzazione delle entrate in conto capitale è leggermente migliorato (16,42%) rispetto a quello registrato nel 2013 (11,07%), ma sempre lontano dal valore di 100.

L’indice di attendibilità è in regressione rispetto all’anno 2013 per tutte le tipologie di entrate, tranne che per quelle del Titolo III in leggero aumento (89,61%) nel 2014 rispetto a 86,91% nel 2013. Ciò indica un peggioramento nella capacità dell’ente di programmare adeguatamente le riscossioni rispetto alle previsioni di cassa, con evidenti ripercussioni sulla già esistente crisi di liquidità della regione.

 

ANALISI DELLE SPESE CON INDICATORI FINANZIARI

La nuova classificazione delle spese di bilancio prevede che le Amministrazioni Pubbliche adottino uno schema di bilancio articolato in Missioni e Programmi, che evidenzi le finalità della spesa stessa.

Le Missioni rappresentano le funzioni principali e gli obiettivi strategici perseguiti. Ogni Missione si realizza concretamente attraverso più Programmi, che rappresentano aggregati omogenei di attività, volte a perseguire gli obiettivi definiti nell’ambito delle Missioni.

La tabella da pagina 60 in poi espone i dati di spesa per missione con i valori in migliaia di euro, distinguendone le previsioni definitive, gli impegni, i pagamenti in conto competenza e mostrando gli indici di capacità di impegno e di velocità di pagamento.

Nelle pagine a seguire trovate una serie di indicatori significativi delle spese.

La capacità d’impegno nell’anno 2014 si mostra nel suo valore minimo per le spese relative alla missione 17, Energia e diversificazione delle fonti energetiche, pari al 16.87% mentre si mostra nel suo valore massimo, ad esclusione della missione 60 “Anticipazioni finanziarie”, per la

missione 13, Tutela della salute: l’indice supera il 92%, ma è in peggioramento rispetto a quello registrato nel 2013 del 97,38%.

Dall’analisi dell’indicatore relativo alla velocità di pagamento, si registra una percentuale complessiva, rilevata sul totale delle missioni, ad esclusione di quelle relative alle missioni 60 “anticipazioni” e 99 “partite di giro”, del 75,78% con un miglioramento rispetto a quella registrata lo scorso anno che si attestava al 54.68%.

Tale dato mostra comunque una difficoltà di pagamento degli impegni di competenza, dovuta a crisi di liquidità strutturale. Le migliori performance di pagamento si evidenziano nelle missioni 1, 10, 13 e 50, mentre le peggiori nelle missioni 6 (Politiche giovanili, sport), in cui l’indice si mostra pari allo 0,68% e 19 (Relazioni internazionali) in cui l’indice i velocità di pagamento si mostra pari allo 0,68%.

 

INDEBITAMENTO E STRUMENTI FINANZIARI

La tabella a pagina 67 mostra la composizione del portafoglio di debito della Regione Lazio al 31 dicembre 2014.

L’esposizione debitoria in base ai dati da rendiconto ammonta a 11.451,9 milioni di euro dei quali € 8.552,2 milioni di euro per la contrazione di mutui, 1.612,3 milioni di euro relativi ad altre forme di indebitamento.

I dati che emergono dalle risultanze del rendiconto non coincidono con quelle esposti sul bollettino periodico di gennaio 2015 dell’osservatorio sul debito della Regione Lazio. Infatti l’osservatorio non calcola nel debito: i debiti contratti con C.D.P. dai Comuni per i quali la regione Lazio si è impegnata a pagare le rate di ammortamento per 166,2 milioni di euro e il debito sanitario transatto per 7,5 milioni di euro.

Per definire l’esposizione debitoria regionale complessiva al termine dell’esercizio 2014 è necessario eliminare il debito netto a carico dello Stato ed aggiungere il debito da rimborsare al MEF per le anticipazione di liquidità ex DL 35/2013 concesse alla Regione Lazio alla data del 31/12/2014. C’è da rilevare che per espressa previsione normativa all’art. 2 del DL 35 del 2013, le predette anticipazioni di liquidità sono consentite in deroga ai limiti di indebitamento, e dunque non sono computate ai fini del calcolo della capacità di indebitamento della Regione. Con l’acquisizione delle anticipazioni di liquidità l’esposizione debitoria non è migliorata poiché ai debiti di funzionamento verso terzi, pagati con l’anticipazione di liquidità, si è sostituito un debito di finanziamento, di pari ammontare, verso lo Stato, che andrà restituito con impiego di risorse regionali in trent’anni con un prestabilito piano di ammortamento, gravato da interessi. Nel corso del 2014 le erogazioni sono state pari a 4.916,8 milioni di euro. Di quest’ultimo importo 2.560,7 milioni di euro sono stati utilizzati per il pagamento dei debiti non sanitari, ai sensi dell’art. 2 del D.L. 35/2013, e 2.356,1 milioni di euro per il pagamento dei debiti sanitari , ai sensi dell’art.3 del D.L. 35/2013.

A tal proposito si riepiloga nella tabella di pagina 68 la situazione del debito da rimborsare al 31/12/2014 a titolo di anticipazione di liquidità ex DL 35/2013.

Il valore complessivo dell’esposizione debitoria della Regione Lazio, con la contabilizzazione delle anticipazioni di liquidità previste dal DL.35/2013, è pari a 20.015,7 milioni di euro al 31/12/2014, come si desume dalla tabella di pagina 72, nella quale si possono verificare le variazioni rispetto all’anno 2013.

Il dato che emerge è un aumento nel 2014, rispetto all’anno 2013 dell’esposizione debitoria complessiva regionale del 35%.

La tabella a pagina 73 e il grafico a pagina 74 evidenziano la composizione dei debiti della Regione Lazio al 31/12/2014, con oneri a carico dello Stato; a pagina 79 potete visualizzare il portafoglio per ogni singola posizione (dalla quale evincere tipologia tassi, soggetto intermediario, debito iniziale e finalità finanziamento); a pagina 82 è evidenziato in tabella il portafoglio dei Derivati al 31/12/2014.

 

PATTO DI STABILITA’

Il patto di stabilità interno (PSI) costituisce il principale strumento diretto ad adeguare la dimensione della finanza pubblica territoriale alle esigenze imposte dall’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea, assicurando al contempo il coordinamento della finanza regionale e locale.

.Principio essenziale posto alla base delle regole del patto di stabilità interno è che i centri autonomi di spesa a livello locale assicurino un’evoluzione delle entrate e delle spese coerente con gli obiettivi che il Governo e il Parlamento avevano fissato negli strumenti di programmazione economico-finanziaria a livello nazionale e comunitario.

Obiettivi primari delle regole che compongono il patto di stabilità interno sono, infatti, il controllo dell’indebitamento netto ed il contenimento del deficit complessivo degli enti territoriali, da attuare nel quadro di un sistema di incentivi e sanzioni finalizzati al conseguimento dei target concordati in sede europea.

Detto complesso di regole poste a garanzia degli obiettivi di bilancio (cd. fiscal governance) individua le modalità con cui gli enti locali e le Regioni concorrono al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica attraverso la osservanza di vincoli specifici, che gli enti sono tenuti a rispettare insieme agli obblighi di informazione, comunicazione e certificazione posti alla base del coordinamento della finanza pubblica, opportunamente supportati da un sistema sanzionatorio che si attiva in caso di inadempienza.

Con la Deliberazione di Giunta n.571 del 2014 la Regione Lazio ha disposto il superamento dei limiti del rispetto del patto di stabilità interno.

Le motivazioni della decisione della Giunta sono riconducibili ai seguenti motivi:

 consentire il miglioramento dello sviluppo economico della regione Lazio riducendo i ritardi nell’adempimento degli obblighi verso i fornitori;

 rispettare i nuovi tempi di pagamento delle transazioni commerciali più stringenti e fissati dall’art. 41 del DL.66 del 2014, evitando le sanzioni fissate dallo stesso decreto legge per le amministrazioni che non rispettano i tempi di pagamento (nell’anno successivo a quello di riferimento le amministrazioni che non rispettano i tempi di pagamento non possono procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo, con qualsivoglia tipologia contrattuale, ivi compresi i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e di somministrazione, anche con riferimento ai processi di stabilizzazione in atto);

 permettere la contrazione nella seconda parte dell’esercizio 2014 delle successive tranche di anticipazioni di liquidità ai sensi dell’art.2 del DL.35 del 2013, per l’accesso alle quali era necessario effettuare pagamenti di debiti non sanitari pari almeno al 75% della prima tranche ottenuta dalla regione Lazio di 1.762 milioni di euro. Il blocco dei pagamenti dei debiti certi liquidi ed esigibili al 31/12/2013 da parte della regione Lazio per non disattendere i vincoli di finanza pubblica nel 2014 avrebbe comportato l’impossibilità ad accedere alla seconda tranche di anticipazione di liquidità per 798 milioni di euro, e rinviato al 2015 il pagamento della restante quota di anticipazione di liquidità di circa 440 milioni di euro (il 25% di 1762 milioni di euro).

La legge n. 11 del 2015, di conversione del DL.192 del 2014, modera la sanzione per le regioni che non rispettano il patto di stabilità stabilendone l’importo massimo corrispondente al 2 % delle entrate del Titolo I e del Titolo III esclusa la sanità registrate nell’ultimo consuntivo. La sanzione per la Regione Lazio supera i 40 milioni di euro.

La Corte dei Conti nella relazione di parifica del rendiconto 2014 “osserva che la richiamata DGR (la n.571 del 2015) avrebbe dovuto precedere (e non seguire, come è avvenuto) la stipula dei contratti di cui al D.L. 35 del 2013 e ss. mm., soprattutto nel caso della Regione Lazio, il cui obiettivo programmatico in termini di competenza euro-compatibile consentiva per il 2014 di effettuare pagamenti per un massimo di 300.000 migliaia di euro all’anno. In altri termini, non rispettare il patto di stabilità 2014 e continuare a pagare i debiti scaduti, per i quali era stata, in precedenza, richiesta ed ottenuta l’anticipazione di liquidità grazie ai contratti stipulati con il MEF, ha rappresentato per l’Amministrazione regionale una scelta “obbligata”; diversamente, si sarebbe registrato un aumento dei debiti da finanziamento, con aggravio di oneri per interessi, “sine causa”.

A questo punto, senza entrare nel merito della scelta operata dalla Giunta regionale, il Comitato regionale di controllo contabile non può di certo astenersi dall’esprimere delle considerazioni sugli ulteriori effetti derivanti dal mancato rispetto dei vincoli del patto di stabilità in materia di personale, evidentemente non rappresentati nella relazione della Giunta sul rendiconto generale per l’e.f. 2014 e da una riflessione sulle modalità di sforamento dai parametri del patto di stabilità operata dalla Giunta e dei suoi effetti.

Per quanto concerne gli effetti derivanti dal mancato rispetto del patto di stabilità sul personale, il Comitato regionale di controllo contabile segnala la deliberazione n. 59/2014, con la quale la sezione della Corte dei conti, Regione Piemonte, si è espressa sulle condizioni indispensabili per poter procedere all’assunzione di personale, anche attraverso la mobilità. Nel caso in oggetto, il collegio ha rilevato che per procedere a trasferimenti per mobilità è necessario che l’ente che assume sia in grado di certificare, oltre al rispetto dei parametri del rapporto tra spesa di personale e spesa corrente ai sensi dell’art. 76, comma 7, di 112/2008, come succ. modificato e il rispetto della complessiva spesa del personale di cui all’art. 1, comma 557 della legge n. 296 del 2006, anche e soprattutto, di essere in linea con le regole dettate dal patto di stabilità interno.

In questo senso si è espressa anche la sezione della regione Puglia, che con deliberazione n. 171/2013 ha precisato che «il divieto di effettuare nuove assunzionia qualsiasi titolo e con qualsivoglia tipologia contrattuale – posto dall’art. 31, comma 26 della legge n. 183/2011 a carico degli enti inadempienti al patto di stabilità deve intendersi esteso anche all’istituto del comando, a prescindere da qualsiasi altra considerazione di carattere formale legata alla natura giuridica dell’istituto». Si sottolinea che il riferimento al rispetto del patto di stabilità – sebbene la norma non lo espliciti – deve essere riferito non solo all’anno precedente all’assunzione, ma anche con riferimento all’anno in cui l’assunzione stessa viene effettuata. Nella deliberazione citata infatti si legge: “Con tutta evidenza tale divieto, stante la chiara previsione normativa, opera soltanto per l’esercizio 2014 (esercizio successivo a quello in cui è stata accertata la violazione).Ne deriva che l’utilizzo di personale comandato, pur essendo consentito nel corso del corrente esercizio 2013 (in quanto l’ente non è soggetto ad alcuna sanzione), dovrà essere interrotto nel 2014 al fine di consentire il pieno dispiegamento dell’effetto sanzionatorio previsto dalla norma”.

Le stesse indicazioni sulla disciplina del patto di stabilità interno sono contenute nella circolare n. 6 del 18 febbraio 2014 del MEF Ragioneria Generale dello Stato le quali impongono l’ auto applicazione delle sanzioni – e tra queste il divieto di assunzione – se in corso d’anno vi sia chiara evidenza che, alla fine dell’esercizio stesso, il patto non sarà rispettato. In tal caso, l’auto applicazione delle sanzioni in corso di esercizio si configura come un intervento correttivo e di contenimento che l’ente, autonomamente, deve porre in essere per recuperare il prevedibile sforamento del patto di stabilità interno evidenziato dalla gestione finanziaria dell’anno. La circolare del Mef specifica che «deve ritenersi che il divieto di assunzione di nuovo personale operi anche nei confronti dell’ente locale che si trovi nella condizione attuale di non rispettare il patto di stabilità interno, in quanto diversamente si determinerebbe un aggravamento della situazione finanziaria dell’ente medesimo».

Altra conseguenza sanzionatoria per gli enti che non rispettano il patto di stabilità, riepilogata nella circolare del MEF sopra richiamata è il divieto di ricorrere all’indebitamento per finanziare gli investimenti. La circolare detta indicazioni precise da rispettare: “i mutui e I mutui e i prestiti obbligazionari posti in essere con istituzioni creditizie o finanziarie per il finanziamento degli investimenti devono essere corredati da apposita attestazione da cui risulti il conseguimento degli obiettivi del patto di stabilità interno dell’anno precedente. In assenza della predetta attestazione, l’istituto finanziatore o l’intermediario finanziario non può procedere al finanziamento o al collocamento del prestito. Ai fini dell’applicazione della sanzione in parola, costituiscono indebitamento le operazioni di cui all’articolo 3, comma 17, della legge 24 dicembre 2003, n. 350. Il divieto non opera, invece, nei riguardi delle devoluzioni di mutui già in carico all’ente locale contratti in anni precedenti in quanto non si tratta di nuovi mutui ma di una diversa finalizzazione del mutuo originario. Non rientrano nel divieto le operazioni che non configurano un nuovo debito, quali i mutui e le emissioni obbligazionarie, il cui ricavato è destinato all’estinzione anticipata di precedenti operazioni di indebitamento che consentono una riduzione del valore finanziario delle passività. Non sono da considerare indebitamento, inoltre, le sottoscrizioni di mutui la cui rata di ammortamento è a carico di un’altra amministrazione pubblica, ai sensi dell’articolo 1, commi 75 e 76, della legge 30 dicembre 2004, n. 311. In considerazione dei quesiti pervenuti sulla materia, appare opportuno chiarire le seguenti fattispecie: 1) se il prestito è contratto dall’ente locale e rimborsato all’Istituto di credito dalla regione (contributo totale), le somme per il pagamento delle rate e il debito sono iscritti nel bilancio della regione; 2) se il prestito è contratto dall’ente locale e rimborsato dall’ente locale medesimo (con contributo totale o parziale della regione), le somme per il pagamento delle rate e il debito sono iscritti nel bilancio dell’ente locale; 3) se il prestito è contratto dall’ente locale e rimborsato pro-quota dall’ente locale medesimo e dalla regione, ciascuno dei due enti iscrive nel proprio bilancio le somme occorrenti per il pagamento della quota di rata a proprio carico e la corrispondente quota di debito. Costituiscono, invece, operazioni di indebitamento quelle volte alla ristrutturazione di debiti verso fornitori che prevedano il coinvolgimento diretto o indiretto dell’ente locale nonché ogni altra operazione contrattuale che, di fatto, anche in relazione alla disciplina europea sui partenariati pubblico privati, si traduca in un onere finanziario assimilabile all’indebita mento per l’ente locale. Costituisce, altresì, operazione di indebitamento il leasing finanziario, quando l’ente prevede di riscattare il bene al termine del contratto. Giova, inoltre, sottolineare che, ai fini del ricorso all’indebitamento, non occorre considerare l’attività istruttoria posta in essere unilateralmente dall’ente locale (ad esempio, la deliberazione di assunzione del mutuo) ma è necessario fare riferimento al momento in cui si perfeziona la volontà delle parti (sottoscrizione del contratto). Pertanto, un ente che non ha rispettato il patto di stabilità interno per il 2012 non può ricorrere all’indebita mento nel 2013 anche se ha adottato la deliberazione di assunzione prima del 2013 e così via. Particolare attenzione deve essere posta alle operazioni di project financing che potrebbero configurarsi come forma di indebitamento”.

Il Co.re.co.co. si riserva di effettuare specifici controlli sul rispetto del dettato di tale circolare nel corso dei prossimi mesi.

 

IL PATRIMONIO IMMOBILIARE

Si rileva che con la deliberazione della Giunta regionale del 27 maggio 2014, n. 306, è stata approvata la prima segmentazione del patrimonio immobiliare regionale con relativa suddivisione in categorie omogenee. Per ciascun gruppo sono state inoltre individuate le modalità di valorizzazione e/o dismissione ritenute idonee in funzione delle specifiche caratteristiche dei beni classificati.

In concreto il primo provvedimento amministrativo adottato nella fase attuativa del percorso di valorizzazione riguarda l’alienazione tramite le aste on line effettuate dal Consiglio Notarile di alcuni compendi di pregio ubicati nella zona centrale di Roma, (deliberazione della Giunta regionale 19 dicembre 2014, n. 868)

A tal proposito il Comitato regionale di controllo contabile ritiene utile disporre di un approfondimento dei risultati conseguiti al fine di valutare l’impatto complessivo dell’operazione.

Si rileva, altresì, che con la deliberazione della Giunta regionale 29 luglio 2014, n. 513, è stato identificato, nell’ambito dei gruppi di immobili individuati con la citata DGR n. 306/2014, un primo portafoglio immobiliare di cespiti per i quali valutare l’alienazione tramite conferimento in apposito Fondo immobiliare. La Regione Lazio ha dunque deciso di autorizzare un mandato esplorativo, al fine di addivenire ad una decisione finale, alla Invimit S.p.A., Società di gestione del risparmio pubblica.

Con la D.G.R. n. 230/2015, si è disposta l’adesione della Regione al Fondo gestito da Invimit, denominato “i3-Regione Lazio”, con l’apporto di circa 200 immobili.

Dalla relazione della Giunta sul rendiconto si apprende altresì che in atto il processo di dismissione avviato nel corso del 2012 prioritariamente per gli immobili ad uso abitativo, “i cui conduttori titolari di un regolare contratto di locazione hanno esercitato il diritto di opzione all’acquisto, realizzando al 31 dicembre 2014 la sottoscrizione di ulteriori n. 7 atti pubblici di compravendita, per un incasso complessivo di € 1.943.049,00 effettuati dal mese di febbraio al mese di dicembre 2014”.

Il Co.re.co.co. evidenzia l’esiguità in termini relativi dell’importo introitato e lo scarso successo, allo stato attuale, dell’operazione di dismissione.

Altra azione posta in essere nel corso del 2014 è stata l’individuazione di una serie di compendi immobiliari che la Giunta regionale ha ritenuto opportuno mettere a disposizione per iniziative di carattere pubblico e sociale attraverso la concessione a canone ricognitorio. L’Amministrazione, a fronte di una temporanea rinuncia alla piena redditività del bene, richiede l’impegno per i concessionari dei beni alla ristrutturazione degli stessi, beneficiando successivamente dell’accresciuto valore. In attuazione di tale deliberazione, è stato pubblicato nel mese di novembre un avviso pubblico. In tale direzione si innesta la deliberazione della Giunta regionale 15 luglio 2014, n. 470, con la quale è stato avviato un processo di concessione a canone ricognitorio, rivolta ai Comuni, di n. 36 ex case cantoniere. L’obiettivo di tale atto, nello specifico, è lo sviluppo sociale e culturale del territorio mediante la concessione di beni, non suscettibili di una valorizzazione economica significativa, da destinarsi ad attività nelle quali è prevalente l’interesse pubblico.

Dato atto che l’argomento in questione appare la delicato per le ripercussioni economiche per la regione Lazio, il Comitato invita gli organi preposti a procedere in maniera estremamente trasparente e cauta.

Infine si segnala la deliberazione della Giunta regionale n. 759/2014, la quale prevede una serie di interventi finalizzati alla riduzione del fabbisogno di spazi per gli uffici regionali e alla progressiva eliminazione delle locazioni passive.

Sul versante della valorizzazione del patrimonio disponibile ed indisponibile si evidenzia che nel corso del 2014 sono state contestate ai singoli conduttori le conduzioni senza titolo, nonché l’eventuale morosità maturata, anche mediante l’avvio delle azioni legali a tutela della proprietà per il tramite dell’Avvocatura regionale.

 

LA CONTABILITA’ ECONOMICO PATRIMONIALE

LO STATO PATRIMONIALE ATTIVO E PASSIVO

Le risultanze dello stato patrimoniale al 31 dicembre 2014 per il primo anno sono messe a confronto con quelle dell’anno 2013, ma tuttavia nella Delibera di Giunta regionale n. 302 del 26/06/2015 i dati riportati dello Stato patrimoniale non coincidono con quelli approvati con la Legge regionale n. 16 del 2014.

Il Co.re.co.co rileva le seguenti anomalie nello Stato patrimoniale nei saldi al 31 dicembre 2013 nella D.G.R. n. 302 del 2015, e non rilevate dal Collegio dei Revisori dei conti nella relazione sul rendiconto generale:

La tabella esposta nella D.G.R. n. 302 del 2015 mostra che il totale dell’Attivo dello Stato Patrimoniale al 31/12/2013 sia pari ad € 9.643.732.880, invece di € 10.092.106.465, come deliberato nella Legge regionale n. 16 del 2014.

Lo stato patrimoniale Passivo esposto nella D.G.R. n. 302 del 2015 mostra un totale del saldo al 31/12/2013 di € 9.282.687.842,58, anziché di € 10.092.106.465, come deliberato nella Legge regionale n. 16 del 2014.

Lo stato patrimoniale Passivo esposto nella D.G.R. n. 302 del 2015 mostra un totale del saldo al 31/12/2013 di € 9.282.687.842,58, mentre lo Stato Patrimoniale Attivo al 31/12/2013 è pari ad € 9.643.732.880, con un disallineamento di complessivi € 361.045.037,42

 

Si è dovuto procedere alla ricostruzione delle motivazioni poste alla base di tali disallineamenti, non essendone dato alcun riscontro nella relazione allegata al rendiconto 2014, da parte della Giunta regionale. Trovate tale ricostruzione a pagina 93 e 94 della seguente Relazione.

Da pagina 95 è rappresentato lo Stato patrimoniale attivo, con le modifiche ritenute necessarie dalla Corte dei Conti, e poi corrette dalla Giunta, con la deliberazione n.696 del 01/12/2015.

 

La tabella da pagina 102 mostra l’elenco delle società controllate e partecipate della regione Lazio, con i dati relativi al patrimonio netto al capitale sociale e alle quote di partecipazione della regione Lazio.

Con la L.r. n. 4 del 2013 la Regione Lazio ha tracciato il sistema delle proprie società partecipate, prevedendo il riordino, la soppressione o la fusione di quelle con finalità omologhe.

Con la D.G.R. n. 143 del 2014 la Regione Lazio dovendo redigere il bilancio consolidato in quanto ente in sperimentazione dei nuovi sistemi contabili introdotti dal D.Lgs.118 del 2011, ha individuato le società (che trovate elencate a pagina 100) da includere nel perimetro di consolidamento o area di consolidamento, adottando come metodo di valutazione di queste partecipazioni in bilancio, quello del patrimonio netto.

C’è da rilevare, altresì che con la L.r.n.12 del 2014 è stato deciso l’accorpamento delle Società Lazio Service S.p.A. e Lait S.p.A., con metodi che consentano la continuità operativa e funzionale delle società coinvolte e la salvaguardia dei livelli occupazionali, che dovrà essere autorizzato dalla Giunta regionale entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della Legge.

Con il Decreto del Presidente della regione Lazio n. 60 del 2015 è stato approvato il piano di razionalizzazione delle partecipazioni da completarsi in un biennio alla fine del quale la regione Lazio deterrà unicamente 6 partecipazioni dirette. Il piano consentirà entrate potenziali da dismissioni di 32,5 milioni di euro.

La consistenza delle partecipazioni al 31/12/2014, esposte nell’Attivo dello Stato patrimoniale 2014 ammonta a € 133.945.247,73 di cui € 97.715.206,75 in società controllate ed € 36.230.040,98 in società partecipate.

 

 

Il Co.Re.Co.Co rileva che lo Stato Patrimoniale passivo al 31/12/2013 esposto nella DGR 302 del 2015, per il confronto con quello al 31/12/2014, necessiti delle correzioni esposte ai precedenti punti per poter correttamente prevedere il confronto con i dati del 2014. Ed infatti la Corte dei Conti ne ha chiesto la rettifica, così come già detto in premessa.

A pagina 102 si espone solo lo stato patrimoniale passivo con i saldi al 31/12/2014, ponendoli a raffronto con quelli al 31/12/2013, con le rettifiche evidenziate in precedenza per l’anno 2013 e recepite con la DGR.696 del 1/12/2015, in particolare per l’anno 2013, inserendo l’importo di € 286.059.788,00 ai debiti verso banche e tesoriere e riducendo il fondo di dotazione di € 71.807.574,47 (Fondo svalutazione crediti) .

La Corte dei Conti nella relazione allegata al giudizio di parifica 2014, ha osservato che la Giunta avrebbe dovuto valorizzare i Fondi rischi ed oneri per il contenzioso pendente, per evitare che i connessi costi che potrebbero essere generati da contenziosi ricadano nel solo esercizio in cui si manifestano e non per competenza economica, specie se si pensa di soccombere nel giudizio, richiamando quanto indicato dal D.lgs.118 del 2011al punto 5.2.

 

 

 

 

 

I CONTI D’ORDINE

A pagina 106 di codesta Relazione vi è la rappresentazione dei conti d’ordine. Si tratta di valori ed utilità che la regione Lazio concede a terzi in corrispondenza di operazioni per le quali si rileva un beneficio per la collettività.

I conti d’ordine vanno indicati in unica colonna, in maniera separata, in calce allo stato patrimoniale. Gli importi in essi espressi non devono essere sommati né ai totali dell’attivo né a quelli del passivo (Cfr. art. 2424, terzo comma e Principio contabile 12 “Composizione e schemi del bilancio di esercizio di imprese mercantili, industriali e di servizi” dell’OIC).

I valori del 2013 e del 2014 dei conti d’ordine non vengono esposti nell’apposita sezione dedicata gli stessi a pag. 124 della relazione allegata alla D.G.R. n.302 del 2015, mentre sono stati esplicitati solo i valori 2014 a pag.119 della DGR 302 del 2015 per € 11.377.000,00. Tale manchevolezza nell’esposizione dei dati è stata rilevata dalla Corte dei Conti nel giudizio di parifica al rendiconto 2014 della Regione Lazio, come eccezione alla parifica dello Stato Patrimoniale 2014, (deliberazione n.180/2015/PARI). Con la Deliberazione di Giunta n. 696 del 01/12/2015 si è proceduto alle integrazione dei dati mancanti.

Nella tabella di pagina 107 si mostra la composizione dei “Beni di terzi in uso”, che costituiscono la totalità dei Conti D’ordine. Tale composizione è rappresentata da quote di partecipazione della regione Lazio nelle Fondazioni che per loro statuto sono destinate, in caso di estinzione delle stesse, a scopi benefici, quindi non possono rientrare nel patrimonio dell’Ente.

 

 

IL CONTO ECONOMICO

La perdita dell’esercizio 2014 è di – € 1.790.666.885,77, con un peggioramento del 188% rispetto alla perdita dell’anno 2013 di -€628.206.467. Tale dato corrisponde al risultato della gestione patrimoniale ed è la variazione che ha subito il patrimonio netto, in conseguenza della gestione.

Il saldo al 31/12/2013 della voce “Contributi agli investimenti” del Conto economico 2013 deve essere pari ad € 71.532.957, così come risulta dalla L.r. 16/2014, anziché € 71.469.648, come esposta nella DGR 302 del 2015. Infatti l’amministrazione ha riconosciuto essere errata la cifra di € 71.469.648 già lo scorso anno, a seguito dei rilievi esposti dal Co.re.co.co nella nota del 27/11/2014 prot.0017333, inviata all’Assessore al Bilancio (da pag. 110 a pag.115 trovate carteggio tra Giunta e Presidenza Comitato sul punto). Il conto economico, esposto da pag. 116 nella Relazione del Comitato, è quindi stato rettificato con il dato 2013 esatto per la voce “Contributi agli investimenti”(saldo evidenziato in giallo): tale rettifica è stata opportunamente corretta dalla Giunta nella DGR 696 del 2015.

Nel 2013 la Presidenza del Comitato, nella stessa nota già citata inviata all’Assessore al Bilancio, rilevò nel Conto Economico 2013 che non erano stati inseriti e calcolati gli ammortamenti delle immobilizzazioni immateriali e tale rilievo fu condiviso dalla Direzione Bilancio (come emerge dalla nota prot. 1984/SP del 11/12/2014) che avevano assicurato di calcolare ed includere tali ammortamenti nel risultato d’esercizio dell’anno 2014.

Tuttavia anche quest’anno, come anche rilevato nell’attività istruttoria la Corte dei Conti (pag. 399 relazione di accompagnamento alla Parifica del rendiconto 2014), gli ammortamenti delle immobilizzazioni immateriali omessi nel 2013 non sono stati inclusi e calcolati nel conto economico relativo all’e.f. 2014. La Giunta ha comunicato alla Corte dei Conti che provvederanno alla rettifica nel corso delle scritture contabili 2015.

La Corte dei Conti ha altresì osservato (pag.399 relazione di accompagnamento decisione di parifica della Corte dei Conti) che l’accantonamento al Fondo svalutazione crediti non va appostato alla voce Altri accantonamenti (B.17), voce evidenziata in rosa nel successivo schema di Conto economico, bensì alla voce appositamente dedicata nel Conto economico che è “Svalutazione dei crediti” (B.14.d), voce evidenziata in verde nel successivo schema di Conto economico. L’osservazione della Corte dei Conti che è da considerarsi valida anche per il Co.re.co.co sia per l’anno 2014, che per l’anno 2013, non è stata recepita nella DGR.696 del 2015 di presa d’atto del giudizio di parifica.

Da pagina 116 l’evidenza del Conto economico.

 

IL RENDICONTO GENERALE DEL CONSIGLIO REGIONALE PER L’ESERCIZIO FINANZIARIO 2014

L’Ufficio di Presidenza, con la deliberazione n. 63 del 25 giugno 2015, ha approvato, all’unanimità dei presenti, il conto consuntivo del Consiglio regionale del Lazio, per l’esercizio finanziario 2014.   In data 24 settembre 2015, con la deliberazione n. 111, l’Ufficio di Presidenza ha approvato delle operazioni di rettifica al predetto documento.

Si rileva che solo dall’anno 2014, gli uffici del bilancio del Consiglio regionale hanno redatto lo Stato patrimoniale ed adottato il sistema di contabilità economico patrimoniale così come richiesto per gli Enti in sperimentazione dal D.P.C.M. 25/05/2012.

L’adozione di tale sistema sarebbe stato necessario già dal bilancio d’esercizio 2013 come rilevò la Presidenza del Comitato, con nota prot. 14978 del 20/10/2014 che trovate illustrata a pag. 120 di codesta Relazione.

Si fa presente che la nota su esposta è stata oggetto di discussione della seduta del Co.re.co.co del 2 dicembre 2014. Il Segretario generale del Consiglio con nota n. 17160 del 26/11/2014 ha comunicato alla Presidenza del CoReCoCo che l’Ufficio di Presidenza del Consiglio stava procedendo alla rielaborazione del rendiconto 2013 corretto. Tuttavia non è stata mai adottata la relativa deliberazione.

Per tali motivi non è stato possibile ricostruire i saldi della Contabilità Economico patrimoniale al 31/12/2013 per poterli mettere a confronto con quelli emergenti al 31/12/2014.

Il Comitato regionale di controllo contabile segnala preliminarmente che nel corso dei primi mesi dell’anno 2015, contestualmente alle operazioni di riaccertamento dei residui, è stata effettuata una ricognizione finalizzata alla riconciliazione delle partite creditorie e debitorie che risultano nei documenti contabili del Consiglio regionale e della Regione Lazio. L’esito della suddetta riconciliazione è rappresentato a pagina 122 della Relazione.

Il bilancio del Consiglio regionale è composto dallo stanziamento previsto dalla legge regionale del 30 dicembre 2014, n. 14, “Bilancio di previsione finanziario della Regione Lazio 2014-2016” pari a € 59.742.130,67 e, dallo stanziamento previsto dalla convenzione AGICOM pari a € 202.916,22 oltre alle entrate derivanti dalla “Vendita di beni e servizi e proventi derivanti dalla gestione di beni” per € 59.700,00 (riscossione di affitti attivi relativi al bar, cartoleria e tabaccheria, antenne di telefonia mobile). Per un totale complessivo di € 60.004.746,89.

Ulteriore stanziamento di € 3.500.000,00 è stato autorizzato dalla Giunta regionale per far fronte a spese obbligatorie; portando il totale stanziato finale a € 63.504.746,89.

Da pagina 124 a pagina 126 sono evidenziate alcune voci dei capitoli di bilancio ritenute

maggiormente significative, a valere sull’esercizio chiuso alla fine del 2014.

L’avanzo di amministrazione per l’esercizio 2014 ammonta a € 35.423.489,87, come mostra la tabella di pagina 126.

Lo Stato patrimoniale attivo e passivo del Consiglio è rappresentato da pagina 127 a pagina 131, e a seguire è rappresentato Il risultato economico dell’esercizio per l’anno 2014 pari a € 23.065.453,34.

 

 

 

AGENZIE EDE ENTI DIPENDENTI

Da pagina 135 a pagina 208 della seguente Relazione sono evidenziate le risultanze sui rendiconti delle agenzie e degli enti dipendenti per i quali il Comitato rilascia parere ai sensi dell’ articolo 60 della L.r. 25/2001. Ad esse si rinvia per i rilievi di competenza.

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