giovedì, aprile 19, 2018
Valentina Corrado – Consigliere Regionale del Movimento 5 Stelle Lazio

Lo scandalo della gestione delle IPAB E l’inerzia della regione lazio

Ipab

Le IPAB sono Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza che nascono dalla fusione nel corso di diversi anni di strutture assistenziali come Ospizi e Orfanotrofi, il cui scopo è fornire servizi socio-sanitari e assistenza ai minori e agli anziani tanto in condizioni di salute che di malattia.

Si tratta di enti pubblici, istituiti, vigilati e finanziati dall’amministrazione regionale, ovvero per i quali l’amministrazione ha il potere di nomina degli amministratori dell’ente, dotati di una loro autonomia gestionale del cospicuo patrimonio immobiliare di cui la maggior parte di essi è dotato.

Nel ottobre 2015 ho chiesto alla Regione copia degli atti di vigilanza emanati per il controllo sul regolare andamento delle attività amministrative e di gestione del patrimonio delle IPAB nonché una serie di atti dai quali possa emergere il tipo di gestione del patrimonio (atti di transazione sul patrimonio immobiliare e terriero dell’ente, atti relativi alla contrazione di mutui, accensioni ipoteche, accettazione di donazioni, eredità e lasciti, atti di costituzione di società, fondazioni e associazioni ,atti relativi ai contratti di locazione attualmente in essere ).

La maggior parte dei documenti richiesti, contenuti nella risposta, non erano disponibili e gli uffici si sono attivati per richiederli alle IPAB.

Mi chiedo come viene effettuata la vigilanza da parte della Regione Lazio se non dispone neanche dei documenti che è tenuta a controllare?

E cosa accade quando la Regione si “dimentica” di svolgere questa sua funzione?

Accade che vi è una gestione scellerata, incontrollata e discrezionale dei Presidenti di turno.

E’ questo il caso dell’ Istituto San Michele, dove il suo presidente dott. Recchia, in assenza del segretario generale avoca a se le sue funzioni, licenziando per grave insubordinazione il segretario rientrato, dopo un periodo di degenza, solo perchè aveva chiesto di visionare gli atti firmati in sua assenza. Il Dott. Recchia non ha tenuto conto che per far si che un atto sia valido deve riportare la firma sia del Presidente sia del Segretario e grazie alla sua stravaganza amministrativa queste due figure coincidevano nella sua persona. Gestione che risulta improntata a sistemi di favoritismi personali e assunzioni clientelari. Atti di gestione e assunzione del personale che il Presidente ha continuato a fare benché fosse dimissionario dall’ Ipab dopo lo scandalo affittopoli.

Vista la mancata risposta alla mia interrogazione che chiedeva il commissariamento dell’ente e l’annullamento dei provvedimenti emessi dall’ex presidente, ho provveduto a sollecitare il Presidente della regione Zingaretti e le direzioni regionali competenti ad intervenire per fermare questa situazione di illegittimità in cui un presidente dimissionario continua a produrre atti di gestione e disposizione delle risorse dell’ente.

Il Presidente Zingaretti ha finalmente firmato il decreto di commissariamento successivamente al lavoro svolto e  consegnato per conoscenza anche alla procura, ma i problemi non sono terminati. Infatti, ho dovuto impugnare al TAR il decreto di nomina per i motivi che troverete leggendo qui.

Il caso più eclatante però riguarda la ISMA (Istituto Santa Maria in Aquiro).

I documenti in nostro possesso tratteggiano un quadro desolante. Gli appartamenti che dovrebbero essere locati a prezzo di mercato per poter sostenere le attività benefiche delle IPAB vengono invece affittati con canoni non proporzionali alle reali caratteristiche degli immobili. Il caso affittopoli delle IPAB arriva fino in Senato.

Sembra assurdo credere che uno dei massimi organi dello Stato possa approfittare di un bene immobile destinato a scopi di beneficenza ma in Italia accade anche questo!

La vicenda inizia nel 2003 quando il Senato stipula con ISMA il primo contratto per l’affitto di un locale sito nel cuore della capitale. L’edificio aveva bisogno di molti interventi di ristrutturazione e per questo fu pattuito un canone ridotto fino al 2018 di 426.839,26 € invece di 853.678,53 €. Questo avrebbe consentito al Senato di ammortizzare i costi di ristrutturazione e al contempo lo stesso rinunciava alle migliorie come si legge dal contratto.

Come avviene troppo spesso per i lavori pubblici, i costi di ristrutturazione lievitano fino all’astronomica cifra di 26 milioni di euro. Il Senato termina i lavori solo nel 2011 e impone ad ISMA una rinegoziazione del contratto con il quale gli vengono riconosciuti più di 4 milioni di euro a titolo di migliorie. L’oscena rinegoziazione proposta dal Senato e poi inspiegabilmente accettata da ISMA prevede inoltre un’esenzione dal pagamento del canone fino al 2029 senza rivalutazione ISTAT. Una proposta che un privato si vergognerebbe anche solo di pensare!

L’insensatezza di questa vicenda è emblema di come ad oggi vengono gestite e controllate le IPAB dalla Regione Lazio e di come un organo altisonante come il Senato della Repubblica Italiana gestisca il suo patrimonio, che è poi dei cittadini.

Come ha fatto il Senato a spendere 26.000.000 € per ristrutturare un edificio di soli 3000 metri quadri?

Come può ISMA accettare una rinegoziazione del contratto quando in quello del 2003 il Senato si prendeva l’onere di ristrutturare l’immobile a fronte di un canone ridotto?  Come ha fatto ISMA a dare in locazione al Senato un immobile donatogli per fini di assistenza e beneficenza?

In tutto questo la Regione Lazio, ente controllore delle IPAB, come ha attuato il suo dovere di attività ispettiva e di vigilanza?

La realtà è che l’unico interesse della politica è quello di piazzare i propri uomini sulle poltrone dei CDA per assicurarsi una gestione di questi enti conforme alle loro volontà.

Le IPAB devono essere riformate e tornare alla loro  funzione iniziale di Istituzione Pubblica di Assistenza e Beneficenza, vanno inserite in quadro normativo chiaro che superi l’ormai anacronistico  Regio Decreto del 1890 che le disciplina così come vanno soppresse tutte quelle che hanno perso lo scopo statutario per le il quale sono state istituite.

Questi istituti sono vittime della speculazione politica. Enti in ombra non conosciuti dal cittadino che gestiscono un impero immobiliare ed economico.

Il nostro dovere è quello di far luce su questo sistema incancrenito dalle politiche di turno.


I nostri atti

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