mercoledì, luglio 18, 2018
Valentina Corrado – Consigliere Regionale del Movimento 5 Stelle Lazio

Gioco d’azzardo patologico: Consiglio Regionale approva le restrizioni proposte dal Movimento 5 Stelle

Abbiamo ottenuto pochi giorni fa un successo in aula che contribuirà a fornirci nuovi strumenti nella battaglia contro il gioco d’azzardo patologico; una battaglia che stiamo combattendo in Regione (e in Parlamento) con tutti i mezzi a nostra disposizione ma che potrà essere vinta definitivamente solo quando lo Stato deciderà di scendere in campo con precise normative atte a vietare sia l’istallazione di slot machine, sia la diffusione di lotterie cartacee e virtuali che quotidianamente alimentano un problema sanitario in preoccupante espansione.

E’ stato approvato, durante la seduta consiliare del 15 febbraio, l’ordine del giorno che impegna la Giunta regionale ad introdurre una norma che vieti la nuova istallazione di apparecchi per il gioco d’azzardo nei locali situati ad una distanza inferiore ai 500 metri dall’ingresso di scuole, luoghi di culto, impianti sportivi, strutture sanitarie, oratori e luoghi di aggregazione giovanile. La stessa norma darà facoltà agli enti comunali non solo di individuare autonomamente ulteriori luoghi sensibili, bensì di prevedere incentivi per i titolari di esercizi che rimuoveranno slot machine e videolottery oppure che decideranno di non istallarle.

Nessun miracolo e nessuna coerenza in aula da parte della maggioranza che ancora una volta preferisce smentire con i fatti le parole propagandistiche del proprio Presidente: l’approvazione di quest’ordine del giorno è dovuta al voto favorevole delle forze di opposizione che hanno appoggiato la nostra proposta nonostante la contrarietà della giunta e del Partito Democratico, che al momento del voto risultava essere in inferiorità numerica date le assenze. La necessità di imporre questi limiti nasce dal fatto che la legge per la prevenzione ed il trattamento del gioco d’azzardo patologico approvata nel 2013 dalla Regione Lazio risulta essere ad oggi lacunosa e non pienamente attuata: è fissato il principio di distanza rispetto ai luoghi sensibili ma, non essendo disciplinato, risulta inapplicabile. Per tale motivo il Movimento 5 Stelle Lazio ha depositato la proposta di legge n. 363 del 25 gennaio 2017 avente ad oggetto le “Disposizioni per la prevenzione ed il trattamento del gioco d’azzardo patologico”.

Inoltre erano previste dalla legge regionale 5/2013 sia l’istituzione di un Osservatorio regionale sul fenomeno del gioco d’azzardo, sia l’istituzione del marchio regionale “Slot free RL” che la Regione stessa avrebbe dovuto fornire agli esercenti ed ai gestori di circoli privati e luoghi di intrattenimento: iniziativa dalla valenza etica, finalizzata a testimoniare l’adesione alla campagna di sensibilizzazione  da parte di quelle attività che decidono di non istallare all’interno dei propri locali apparecchiature per il gioco d’azzardo. Sono serviti tre anni alla Giunta per dare seguito alle previsioni legislative del 2013 e per approvare con una delibera le modalità di funzionamento ed i criteri di nomina dei Componenti dell’Osservatorio regionale, mentrel’avviso pubblico per la ricerca di personale esperto per la formazione è stato pubblicato solamente lo scorso ottobre. Sono invece quasi quattro anni che il Marchio Regionale Slot Free RL giace nel dimenticatoio degli uffici dell’assessorato.

Diverse regioni, tra cui  Abruzzo, Basilicata, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Puglia, Toscana, Umbria, Valle D’Aosta e Veneto hanno tentato di arginare questo problema inserendo anche dei limiti di distanza esattamente come abbiamo proposto noi. A livello comunale recentemente, ad intraprendere questo percorso, è stata la città di Roma, dove l’amministrazione del Movimento 5 Stelle con una delibera consiliare ha dichiarato guerra al gioco d’azzardo con un regolamento per le sale slot, nel quale, oltre ai limiti di distanza dai luoghi sensibili, vengono introdotte diverse novità come quella del c.d. “centro storico off-limits” e restrizioni per gli orari di esercizio, con sanzioni che, in caso di violazioni reiterate, prevedono sospensioni e addirittura revoche di licenza.

D’altra parte è inutile negare che tali iniziative, dati alla mano, sono più un palliativo che la soluzione definitiva ad una problematica che ha assunto proporzioni preoccupanti. Subiamo gli effetti rovinosi di una politica nazionale che negli ultimi vent’anni ha favorito la diffusione e l’incremento spropositato del gioco d’azzardo in tutte le sue forme ed ancora oggi assistiamo purtroppo ad uno Stato che da una parte si dice pronto a regolamentare il settore mentre dall’altra temporeggia rilasciando licenze, tant’è che il numero di cittadini affetti da ludopatia è in costante aumento. A testimonianza di ciò, pochi giorni fa i portavoce alla Camera dei Deputati Crippa, Mantero e Baroni hanno proposto un emendamento, nel Dl sicurezza che avrebbe permesso ai comuni di prevedere misure di controllo e prevenzione non solo contro abuso di alcol, droghe, ma anche per il gioco d’azzardo specie nei luoghi frequentati dai minori; il governo e la maggioranza hanno detto no.
Inoltre dal problema sanitario al problema sociale il passo è breve: chi si ammala va incontro a disagi economici anche molto gravi e paradossalmente cerca di porvi rimedio “investendo” altro denaro nel gioco, magari facendo affidamento su chi offre contanti con tassi usurai. Non è un caso infatti che dalla relazione annuale della Direzione Nazionale Antimafia si evince che il mercato delle slot, insieme all’usura, è uno dei business più remunerativi della criminalità organizzata.

A mio avviso è impossibile trovare un compromesso tra la salute pubblica e l’industria del gioco d’azzardo semplicemente perché percorrono obiettivi antitetici: da un lato l’impresa che trae profitto dall’illusione della vincita facile, dall’altro le istituzioni che hanno il dovere di tutelare la salute del cittadino da una dipendenza patologica alimentata dall’industria stessa. Fino a quando il gioco d’azzardo sarà ritenuto lecito dallo Stato, non si riuscirà mai ad uscire da questa spirale malsana; se si continua a legiferare sugli effetti e non sulle cause che generano la malattia non rileveremo alcun miglioramento per quanto riguarda la riduzione del numero di giocatori ludopatici. I subdoli proclami dei governi che si sono succeduti in particolar modo nelle ultime legislature hanno tentato di mascherare la cruda realtà, ovvero che il circuito legato al gioco d’azzardo crea un “comodo” fatturato di 84 miliardi di euro: non serve un economista per comprendere che il perverso e collaudato meccanismo di “alimentare una malattia per poi attivare la cura” genera PIL e che le grandi aziende operanti nel settore sono in stretta connessione con la classe politica che sostanzialmente ne è primo garante.

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