lunedì, febbraio 19, 2018
Valentina Corrado – Consigliere Regionale del Movimento 5 Stelle Lazio

Lo scorso 21 settembre ho depositato un’interrogazione a risposta immediata per chiedere chiarimenti urgenti alla Giunta riguardo le decisioni che intende assumere a seguito dell’emissione della sentenza di condanna nei confronti dell’Avv. Pompeo Savarino da parte della Corte dei Conti.

Non è certo una novità il fatto che un condannato continui a ricoprire ruoli di prim’ordine all’interno delle istituzioni, tant’è che l’Avv. Savarino attualmente  svolge le funzioni di Direttore della Direzione Regionale Attività di Controllo e coordinamento delle funzioni di vigilanza, di Responsabile delle Prevenzione della corruzione e di Responsabile della Trasparenza della Regione Lazio.

I fatti oggetto della condanna risalgono al 2013, quando l’Avv. Savarino, l’allora segretario comunale di Anzio, assegnò, ad un collaboratore del Sindaco, un’indennità di “alta professionalità” con retribuzione stabilita al massimo consentito dalle legge, ancor prima che la giunta comunale approvasse il nuovo regolamento degli Uffici e dei Servizi ed istituisse le posizioni di “alta professionalità” all’interno del Comune stesso. Non essendo stata a quella data neppure istituita la posizione organizzativa, Savarino, come si legge nella sentenza “agì sulla base di valutazioni completamente autonome violando quindi disposizioni normative chiare”.

L’ex segretario comunale è stato così condannato a risarcire il Comune di Anzio dell’importo di 16.806,13 euro. Alla luce di questo trascorso processuale e della sentenza, si evince una palese contraddittorietà tra la delicatezza degli incarichi attualmente ricoperti ed il soggetto dichiarato colpevole di danno erariale nei confronti di un Ente pubblico.

L’assessore in aula ha affermato che “l’amministrazione ha attivato un procedimento di valutazione dei comportamenti amministrativi censurati dalla magistratura contabile a carico dell’avvocato Savarino”, seppur specificando che il reato appurato dalla sentenza è stato commesso in un altro Ente. “Verranno comunque approfondite le valutazioni concernenti la compatibilità tra i fatti ascritti e la piena e completa operatività della funzione del Responsabile della Prevenzione della corruzione e della Trasparenza e a tal fine la Giunta ha provveduto ad informare l’Autorità Nazionale Anticorruzione che vaglierà il caso.”

Attendiamo quindi l’esito di questi procedimenti, confidando nel giudizio delle autorità che interverranno per chiarire ulteriormente la vicenda. Un comportamento condannato, che ha portato ad una colpa definita “grave” per la violazione di “normative chiare”, non può passare inosservato, in particolar modo se il fatto colpisce un direttore chiamato a svolgere sia l’attività di vigilanza e controllo sugli enti dipendenti della Regione Lazio, sia quella di prevenzione della corruzione.

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