venerdì, dicembre 14, 2018
Valentina Corrado – Consigliere Regionale del Movimento 5 Stelle Lazio

Rinviata a giudizio Cinzia Felci, segretario regionale del Lazio non aveva requisiti per assunzione

Oggi la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per falso e abuso d’ufficio nei confronti del segretario regionale del Lazio Cinzia Felci.

La dottoressa Felci, secondo l’accusa, risulta essere stata protagonista di una rapida ascesa all’interno delle istituzioni, dapprima al Comune di Velletri e poi alla Regione Lazio, grazie ad una serie di violazioni di legge perpetrate con la compiacenza di funzionari regionali, anche loro per questo finiti nel mirino della magistratura.

Una carriera le cui anomalie non mi erano sfuggite già a partire dal gennaio 2015, quando depositai una prima interrogazione a risposta immediata, ricostruendo tutte le illegittimità sulle quali la Procura ora procedeL’Assessore Visini dichiarò che semmai qualche provvedimento poteva essere preso nei confronti della Felci, la competenza non poteva però essere della Regione, ma del Comune di Velletri dal quale la Felci proveniva prima di approdare a  La Pisana.

Ma l’affaire Felci era ormai noto proprio a tutti, e così appena dopo la mia prima segnalazione anche L’Espresso pubblicò un articolo di denuncia all’opinione pubblica. Eppure nulla accadde. Anzi, qualcosa accadde, eccome. Arrivò nell’agosto successivo una durissima relazione della consulenza tecnica richiesta dalla Procura nella quale si affermava chiaramente come quell’incarico fosse non solo completamente fuori legge, ma anche la bizzarra interpretazione dell’assessore Visini era totalmente sbagliata. Cioè, secondo la Ctu della Procura, a risolvere quel contratto illegale della Felci doveva essere proprio la Regione e non il Comune di Velletri come sosteneva sorprendentemente Visini.

Ma ovviamente non accadde nulla e così depositai una seconda interrogazione a risposta scritta il 7 novembre 2016. Intervenni poi anche in aula il 23 novembre successivo per ribadire il concetto (forse non avevano ancora capito).

Ma il silenzio della giunta Zingaretti regnava sovrano e dunque non c’era alcuna intenzione di provvedere a sanare una gravissima irregolarità. A questo punto anche il Fatto Quotidiano decise di trattare l’argomento e fare luce su quell’incarico palesemente illegittimo. Di quanto stava accadendo fu ovviamente informata anche la Corte dei Conti con un esposto circostanziato sulla vicenda. Nulla cosmico.

Loro non si arrendono mai, ma nemmeno io. Così il 6 agosto scorso ho depositato una ulteriore interrogazione a risposta immediata, sottoscritta anche dalla consigliera Pernarella, e sulla quale sto ancora aspettando una risposta. Fortunatamente oggi me l’ha data la Procura. 

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