venerdì, Febbraio 21, 2020
Valentina Corrado – Consigliere Regionale del Movimento 5 Stelle Lazio

2018: TORNANO I VITALIZI PER GLI EX INQUILINI DELLA REGIONE LAZIO

Si avvicina la fine della legislatura Zingaretti e con essa il primo gennaio del 2018: sarà dunque una ricca Epifania per gli ex consiglieri e gli ex assessori della Regione Lazio che assisteranno con giubilo, dalle proprie poltrone casalinghe, al ritorno effettivo dei vitalizi. Quasi trecento privilegiati tra poche settimane porteranno la spesa dei vitalizi, sostenuta dall’ente regionale, ad oltre 20 milioni di euro annui dal momento che la discutibile soluzione temporanea messa in campo tre anni fa dall’attuale Presidente della Regione, ha i giorni contati.

Accontentando tesserati di partito e sostenitori, sbandierando attraverso giornali e televisioni l’abolizione dei vitalizi, nel 2014 il Consiglio Regionale del Lazio ha introdotto il “contributo di solidarietà” ovvero una decurtazione degli assegni vitalizi in erogazione a 276 ex consiglieri ed ex assessori regionali la quale ha ridotto di circa 4 milioni di euro la spesa in bilancio (passando quindi dai 20 milioni ai 16 milioni annui). Ciò che può sembrare una, seppur piccola, vittoria nasconde in realtà un inganno evidentemente architettato a monte, prima ancora che la proposta entrasse in aula: tale provvedimento infatti, essendo un contributo “una tantum”, con scadenza fissata il 31 dicembre 2017, non è ripetibile e di conseguenza nel 2018 tornerà in vigore la precedente normativa che garantirà  a 276 ex inquilini della Pisana l’intero assegno mensile di vitalizio.

Con il nuovo anno dunque la spesa per questo vergognoso privilegio tornerà a lievitare, superando i 20 milioni annui: una spesa folle, causata dall’immobilismo pluriennale dei partiti di maggioranza ed opposizione che puntualmente hanno respinto le proposte avanzate dal Movimento 5 Stelle. Il tutto perfettamente in linea con ciò che sta accadendo in questi giorni a livello nazionale dove il Partito Democratico, dopo aver esultato la scorsa estate per l’approvazione alla Camera della PdL Richetti sull’abolizione dei vitalizi, prima non calendarizza la discussione in Senato, poi respinge definitivamente la proposta nella Commissione Bilancio dell’ultima manovra del Governo Gentiloni.

La cronaca politica ci insegna che solitamente tali proposte vengono bocciate, se non ridicolizzate, attraverso i più svariati cavilli giuridici: il tutto nonostante la Corte Costituzionale sì è espressa più volte sull’ammissibilità di modifiche normative  ai trattamenti previdenziali anche in senso peggiorativo (come è accaduto con la riforma Fornero) per l’eccezionalità della situazione economica che lo Stato sta affrontando. Ciò che manca, come sempre denunciato dal Movimento 5 Stelle, è semplicemente la volontà politica.

Personalmente in questi anni ho proposto al Consiglio Regionale l’introduzione di un sistema contributivo ed una  verifica delle somme versate come contributi dal vitaliziato e delle somme da questo ricevute a titolo di vitalizio, dal momento che abbiamo casi di vitaliziati ultranovantenni che percepiscono il cospicuo assegno da 40 anni e che hanno ricevuto il doppio (o il triplo in alcuni casi) rispetto a quanto effettivamente versato come contributi:  sarebbe paradossale quindi liquidargli, in caso di richiesta di restituzione dei contributi, ulteriori somme rispetto a quanto già percepito. A questi si aggiungono sia la proposta di divieto di cumulo dell’assegno erogato dalla Regione con quello di altre istituzioni (come spesso accade a chi ha ricoperto anche posizioni politiche nel Parlamento Italiano o in quello Europeo), sia l’esclusione dei condanni dalle erogazioni. Proposte puntualmente rispedite al mittente.

Da portavoce in Regione Lazio resto fermamente convinta che chi governa dovrebbe prendere coscienza del contesto economico e sociale del territorio che amministra: abolire questo privilegio anacronistico che rappresenta un’offesa nei confronti delle famiglie e dei pensionati laziali che non riescono a far fronte ai bisogni primari, dovrebbe essere una priorità per chi siede tra i tavoli istituzionali. Continuiamo invece ad assistere ai tagli lineari in tutti i settori, in primo luogo a sanità e sicurezza , in nome di una spending review che mai colpisce i politici: sacrifici che certo non riguardano i partiti o il loro rappresentanti che continuano a definire il vitalizio un “diritto acquisito”,  parlando di “violazione del principio di affidamento” nei confronti di chi ha costruito delle aspettative, dei progetti, sul recepimento dell’assegno. Nessuno si è posto il problema dei diritti acquisiti e delle aspettative di coloro che, ad esempio, per effetto della riforma Fornero, si sono visti traslare l’età pensionabile o trasformare l’accantonamento della pensione da retributiva a contributiva.

Non saranno aleatori provvedimenti temporanei e beffardi a restituire dignità ad una politica che continua a sopravvivere in una realtà totalmente distaccata dai bisogni reali dei cittadini e non saranno le promesse elettorali a garantire il mantenimento di quella poca credibilità rimasta alla politica e ai partiti. La giunta Zingaretti ha perso la grande opportunità di lanciare un segnale concreto verso i cittadini, ristabilendo almeno in parte quell’equità che ad oggi viene letteralmente calpestata dal perdurare di privilegi tanto anacronistici quanto indecenti; in questi ultimi cinque anni si è intrapresa la strada del sotterfugio, della riparazione goffa e temporanea, uniche soluzioni queste di chi non ha la volontà di guardare oltre i noti interessi di pochi a danno di molti.

E’ sempre più forte la necessità di una riforma seria e strutturata che ripristini l’uguaglianza tra i cittadini e cancelli ogni tipo di spreco delle risorse pubbliche, restituendo alla politica quel decoro morale che ogni giorno si affievolisce sempre di più: un percorso possibile solo con il Movimento 5 Stelle al governo di questa Regione e di questo Paese.

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