venerdì, Febbraio 21, 2020
Valentina Corrado – Consigliere Regionale del Movimento 5 Stelle Lazio

PENITENZIARI DEL LAZIO: L’IMMOBILISMO CONTRO I DIRITTI DEI DETENUTI

A luglio abbiamo iniziato una serie di visite presso i penitenziari della regione per verificare in prima persona le condizioni nelle quali versano gli istituti di pena ed appurare se le normative previste dalla legge a tutela dei detenuti e degli operatori siano o meno rispettate. Già in estate, a seguito delle giornate trascorse nella Casa Circondariale di Velletri  ed in quella di Rebibbia a Roma, constatammo diverse problematiche riscontrabili anche in altre strutture italiane: carenza di personale, esiguità delle risorse finalizzate alla riabilitazione dei detenuti e soprattutto l’insufficienza  di operatori medici per il controllo dei soggetti che necessitano di particolare sostegno sanitario.

Lo scorso agosto, durante i lavori del Collegato ho presentato un emendamento volto a finanziare la Legge Regionale sulle carceri, destinato dunque alle 14 Case Circondariali del Lazio, al fine di rendere più dignitose le condizione umane dei detenuti e migliorare la sicurezza di coloro che lavorano all’interno delle strutture. Sono stati concessi dalla Giunta 300.000 euro, una somma non sufficiente a risolvere le innumerevoli problematiche riscontrate anche se è una base di partenza sulla quale rifondare, qualora vi fosse una precisa volontà politica, gran parte di un sistema che da anni risulta vergognosamente bloccato nella totale noncuranza della politica regionale e nazionale.

Recentemente, nella Conferenza Unificata del 22 gennaio 2015, avente per oggetto l’accordo sul documento  “Linee guida in materia di modalità di erogazione dell’assistenza sanitaria negli istituti penitenziari per adulti”, è stato previsto che le Regioni e le aziende sanitarie devono programmare e  garantire cure adeguate ai detenuti con comorbilità complesse, patologie croniche, disabilità, affetti da disturbi mentali, tossicodipendenti, alcoldipendenti. Tale pianificazione regionale prevede l’individuazione di sezioni sanitarie specializzate all’interno dei penitenziari, l’individuazione di reparti di ricovero e degenza all’interno delle strutture ospedaliere con reparti specifici e definizione puntuale del fabbisogno standard di posti letto per detenuti in base all’obbligo di mappatura previsto dall’articolo 7  del DL 14 giugno 1993 n.187, convertito nella Legge 296 del 1993.

Come verificato personalmente, la realtà è ben diversa e la Regione Lazio sta dimostrando ancora una volta una preoccupante inadeguatezza ed incapacità di fornire i servizi richiesti dalla legge: malgrado la Conferenza tra Stato e Regione preveda sezioni apposite per soggetti affetti da disturbi mentali, a parte 16 posti a Rebibbia (gli stessi dal 1990) e Civitavecchia, l’offerta è gravemente carente; nel carcere di Velletri i locali adibiti a sezioni sanitarie specializzate per pazienti psichiatrici non sono fruibili a causa della carenza di personale (da due anni la struttura è in attesa di uno psicologo). Inoltre le liste di attesa per avere un posto nelle Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza (REMS) sono ferme da circa un anno e mezzo e non esistono criteri specifici di accreditamento per le Comunità Terapeutiche che ospitano pazienti in misura di sicurezza o agli arresti domiciliari. Infine non risultano accordi formalizzati tra la Regione Lazio e la Magistratura per individuare e definire percorsi graduati nell’ambito delle misure di sicurezza: ad oggi i pazienti non imputabili ma giudicati “socialmente pericolosi” o restano in carcere o tornano al loro domicilio con conseguenti rischi ed inappropriatezza in entrambe le soluzioni.

Per questi motivi  già ho presentato un’interrogazione a risposta immediata per capire se, ed in quali modalità, l’Amministrazione Regionale intenda procedere per risolvere le evidenti criticità esposte e se intenda istituire una o più sezioni specifiche dedicate ai soggetti affetti da disturbi mentali nel Carcere di Rebibbia, potenziando l’attuale carenza di posti e garantire i finanziamenti per garantire adeguati livelli di assistenza per questa specifica popolazione.

In risposta l’assessore Mauro Buschini ha dichiarato che la Regione Lazio non è stata commissariata per la mancanza di apertura delle REMS dal momento che ha rispettato le scadenze previste dalla normative previste dal Decreto Ministeriale 1/10/2012, aggiungendo inoltre una “incoraggiante previsione” circa l’assunzione in deroga di personale qualificato in grado di dare assistenza ai detenuti soggetti a particolari situazioni sanitarie. L’Ente, prosegue l’assessore, ha firmato l’accordo con le Prefetture di Roma e Frosinone per le procedure operative di sicurezza e vigilanza finalizzate alla gestione delle REMS per definire le modalità e le procedure per una collaborazione interistituzionale; gli uffici competenti hanno avviato da tempo una collaborazione con l’amministrazione penitenziaria ed il Provveditore Regionale del Lazio, Abruzzo e Molise per realizzare alcune iniziative condivise anche con il Garante dei Detenuti del Lazio al fine di offrire alla popolazione detenuta un’assistenza corrispondente ai bisogni.

Come spesso accade la Giunta regionale ha risposto ribaltando completamente ciò che viene denunciato nelle interrogazioni, presentando situazioni idilliache, scenari nei quali tutto è stato eseguito in maniera perfetta, nei tempi giusti e nel rispetto delle modalità dettate dalla legge. Ho avuto modo di constatare in prima persona che la situazione delle REMS è a dir poco preoccupante e che, nonostante gli accordi citati dall’assessore, una risoluzione definitiva del problema è tutt’altro che vicina. Resta dunque  una lista di attesa di un anno e mezzo per accedere a queste strutture e ad oggi non è stata presentata  alcuna soluzione volta a  tamponare le gravi carenze del personale dei Dipartimenti di Salute Mentale (DSM) attestate dai dati della Consulta regionale per la Salute Mentale con numeri che toccano il 79%.

Ho visto con i miei occhi che accordi interistituzionali, programmazioni, le solite innumerevoli e meravigliose parole non sono state in grado di garantire ai detenuti il pieno rispetto del diritto fondamentale alla salute né l’assistenza sanitaria dovuta ai soggetti in difficoltà: citando il noto aforisma di Fëdor Dostoevskij, se “il grado di civilizzazione di una società di misura dallo stato delle sue carceri”, possiamo affermare con certezza che la Regione Lazio è ben lontana dal poter offrire uno standard qualitativo sufficientemente adeguato ai cittadini detenuti. Noi non ci fermeremo di fronte alle risposte di un’amministrazione improvvisata ed inconcludente: proseguiremo le visite in altri istituti di pena della regione e continueremo questa battaglia di civiltà al fianco dei cittadini e dei loro diritti.

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