venerdì, Febbraio 21, 2020
Valentina Corrado – Consigliere Regionale del Movimento 5 Stelle Lazio

ZINGARETTI RIPRISTINI LE ORE DI ASSISTENZA DOMICILIARE SANITARIA

E’ paradossale ciò che sta accadendo in Regione Lazio con riferimento ai servizi di assistenza domiciliare integrata. La riforma introdotta con il decreto del commissario ad acta n.U00525/2019 ha portato alla riduzione delle ore di assistenza garantite ai pazienti che usufruiscono dell’ADI – Assistenza Domiciliare Integrata – e alla riduzione del personale che può prestare assistenza negli appositi centri e alla eliminazione di alcune figure professionali. Una riforma lesiva degli interessi e delle necessità di assistenza domiciliare dei pazienti e dei loro familiari nonchè della qualità del servizio erogato.

Per questi motivi lo scorso 6 Febbraio ho scritto una nota al Presidente Zingaretti e all’Assessore alla Sanità, Alessio D’Amato, con la richiesta di urgenti chiarimenti e di sospensione del Decreto per le parti che prevedono la riduzione delle ore garantite di assistenza e la riduzione del personale.

Stante le finalità del servizio ADI e la varietà degli utenti a cui è destinato in quanto diretto a curare, riabilitare e assistere pazienti con malattie rare, invalidanti, gravi o terminali, a domicilio e in alternativa al ricovero ospedaliero, le ora garantite di assistenza dovrebbero essere computate in base alle esigenze di cura valutate caso per caso nel Piano Assistenziale Individuale. La riduzione delle ore garantite di assistenza è un danno per coloro che hanno bisogno di cure in maniera continuativa e per i loro familiari che subiranno ingenti ripercussioni dal punto di vista lavorativo soprattutto se costretti a prendersi cura del loro caro da soli.

L’uscita dal Commissariamento della Sanità non può essere fatto a scapito e sulla pelle dei più deboli e mettendo in difficoltà i Comuni come accaduto anche con la riduzione della quota di compartecipazione della Regione alle spese che gli enti locali sostengono per le RSA – ovvero le Residenze Sanitarie Assistenziali finalizzate a fornire ospitalità, prestazioni sanitarie e assistenziali, di recupero a persone anziane non autosufficienti – e che è scesa vertiginosamente dall’80% al 50%. Dal 2016 stiamo portando avanti la necessità di aumento del concorso finanziario della Regione alla spesa sociale e la scorsa settimana in aula è stato approvato un emendamento che incrementa tale compartecipazione al 70%. Peccato che la giunta abbia rimodulato la mia proposta limitandola solo ai comuni fino a 5mila abitanti. In ogni caso 251 comuni del Lazio si vedranno ridotta la spesa sociale e questo è solo il primo passo perchè in materia di assistenza socio sanitaria la Regione può e deve fare di più.

La Regione ha il dovere di sostenere quei comuni che, con grandi sforzi sui propri bilanci, garantiscono l’accesso gratuito ai servizi socio assistenziali per i cittadini meno abbienti del loro territorio. E’ il caso del Comune di Pomezia che ha varato la riduzione delle tariffe dell’assistenza domiciliare del 20%. Ciò comporterà l’azzeramento del costo del servizio a carico dell’utenza con ISEE compreso tra 0 e 6mila euro e un risparmio fino a 700 euro l’anno per l’utenza con un ISEE superiore a 32mila euro.

La sanità laziale deve essere riformata abolendo gli sprechi e ottimizzando le risorse, non tagliando servizi fondamentali come l’assistenza domiciliare all’utenza più debole.

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