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Valentina Corrado – Consigliere Regionale del Movimento 5 Stelle Lazio
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Debiti fuori bilancio: inerzia ed inefficienza pagate dai cittadini

Martedì 4 luglio 2017 il Consiglio Regionale del Lazio è stato chiamato per approvare la legge per il riconoscimento dei debiti fuori bilancio relativi all’anno 2016.

Per una maggiore chiarezza è opportuno specificare che per debiti fuori bilancio si intendono tutte quelle obbligazioni che sono maturate senza che sia stato adottato il relativo provvedimento di adempimento per l’assunzione dell’impegno di spesa e che non concorrono quindi alla determinazione del risultato di amministrazione.

Data l’ingente quantità di documentazione presentata nelle commissioni, derivante da una lunga serie di vicende che nel tempo hanno concorso alla formazione delle cifre oggi dovute ai creditori, non è semplice per noi consiglieri esaminare ogni singolo caso; al di fuori  delle mere norme di contabilità che ci forniscono i parametri di legge per riconoscere tali debiti, risulta difficile analizzare nel merito l’intero elenco fornito dalla giunta.

Quest’anno ci troviamo di fronte a due provvedimenti di cui uno riconosce circa 20 milioni di euro tra parte corrente e conto capitale, derivanti da sentenze esecutive; l’altro circa 8 milioni di euro determinati da acquisizione di beni e servizi  in assenza del preventivo impegno di spesa. In commissione è stato fatto un passaggio e in quell’occasione avevo chiesto chiarimenti riguardo alcune voci indicanti delle somme rilevanti.

Si riconoscono 1.3 milioni di euro alla MAD S.R.L. società che gestisce la discarica di Roccasecca, la quale ha citato la Regione Lazio e la Presidenza del Consiglio dei Ministri chiedendo la condanna al risarcimento dei danni  causati,  nel periodo di commissariamento della gestione rifiuti, dalla violazione del termine di conclusione del procedimento amministrativo che la Regione doveva chiudere per determinare in via definitiva la tariffa di accesso all’impianto. Dagli atti ricevuti si evince che nonostante la sentenza condanni entrambe al risarcimento, la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha deciso di non farsi carico della parte di spesa in riferimento ad una normativa secondo la quale allo scadere del commissariamento l’ente  subentra  in tutti rapporti attivi, passivi nei procedimenti  giurisdizionali pendenti.

Ciò è provato dalla lettura dei verbali dell’incontro tenuto il 5 settembre 2016 cui hanno partecipato i rappresentanti della Regione Lazio, delle società MAD S.R.L. , SAF S.p.A. e quelli della Presidenza del Consiglio dei Ministri; dalla documentazione risulta il totale “scarico di responsabilità” di questi ultimi a fronte di una normativa nazionale e ad una sentenza della Corte Costituzionale, incuranti però della sentenza che ha stabilito la compartecipazione nel risarcimento. L’Ente regionale, nel medesimo tavolo, ha semplicemente preso  atto di quanto riferito, facendosi carico delle spese. Non a caso infatti, nell’incontro tenutosi la settimana successiva, con esattezza il 12 settembre 2016, si sono riuniti gli stessi protagonisti eccetto la Presidenza del Consiglio dei Ministri, chiamatasi fuori pochi giorni prima con il benestare della Regione stessa: in questa sede sono stati stipulati gli accordi e gli impegni, ossia il versamento di 1,3 milioni di euro come debito fuori bilancio e la somma di 3,5 milioni di euro non classificabile come debito fuori bilancio e con obbligo di pagamento rateizzato entro il 31/12/2016.

 Dal verbale della transazione emerge l’inerzia iniziale sia nel ritardo della conclusione dell’iter amministrativo, sia in sede processuale. La Regione Lazio non ha addotto alcun elemento a sostegno dell’esistenza di fattori non imputabili tali da averla costretta a ritardare la conclusione del procedimento né ha giustificato la perpetua inerzia alla stregua dei parametri dell’errore scusabile così come delineati dalla giurisprudenza”: queste le parole del giudice che testimoniano l’immobilità dell’ente regionale di fronte alle accuse mosse a suo carico. Emergono dunque le responsabilità di ente inadempiente, inerte dinnanzi ai diversi solleciti fatti dalla società.

Inoltre, l’impegno di 3,5 milioni di euro, non classificabile come debito fuori bilancio, che la Regione Lazio si era impegnata a pagare entro il 31/12/2016 è stato onorato? Il piano di rateizzazione previsto nell’accordo è stato eseguito oppure si corre il rischio di dover inserire in un prossimo futuro anche questa spesa nei debiti fuori bilancio?

Eppure la reattività è una qualità che non manca all’avvocatura della Regione Lazio, specialmente in alcuni frangenti. Si adottano comportamenti remissivi nei confronti di società per la gestione dei rifiuti o verso la Presidenza del Consiglio dei Ministri mentre, ad esempio, si ricorre in appello in sentenze che vedono gravi responsabilità delle strutture sanitarie regionali che hanno costretto ad un amputazione un bambino. Perché in questo caso, invece di cercare una transazione con i genitori di un minore, vittima di un danno sanitario permanente, la Regione persiste nello scontro legale?

In merito all’ambito sanitario, un’altra somma cospicua è composta dai 10 milioni di euro riconosciuti in favore della POLIGEST S.P.A. Dalla lettura della documentazione emerge una preoccupante quanto inspiegata carenza di informazione da parte dei direttori amministrativi delle aziende sanitarie nei confronti della Regione (in questo caso di una questione datata che si è protratta negli anni) che insieme ad un reiterato immobilismo hanno condotto alla condanna del versamento di una cifra che senza interessi e more sarebbe stata certamente inferiore.

Infine gli 8 milioni di euro concernenti le spese fatte senza impegno di spesa dalla centrale acquisti per beni e servizi: spese di funzionamento di organi, compensi a comitati di esperti, pagamenti su fatture commerciali non attribuibili alle passate gestioni in quanto datati a partire dal 2013. Si tratta della chiara constatazione di un modus operandi deleterio che va assolutamente rivisto e cambiato: ci vuole un impegno della parte politica, che visti gli interpreti ad oggi non è neanche lontanamente ipotizzabile, nel correggere determinati comportamenti che portano l’Ente a spendere più risorse pubbliche di quelle che può realmente permettersi e per affrontare in maniera più efficace le diverse problematiche, seguendo innanzitutto le regole di contabilità nel rispetto dei cittadini e delle istituzioni rappresentate.

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